L’ ultima sfilata di ROBERTA di CAMERINO.

Lo scorso 13 maggio Giuliana Coen, in arte “Roberta di Camerino” ha fatto la sua ultima sfilata accompagnata dalla  famiglia, amici e autorità della regione Veneta.Tutti hanno voluto tributare onori alla famosa stilista, dopo la sua scomparsa l’ 11 maggio all’ Ospedale Civile di Venezia. Le parole del neo-sindaco veneziano, Giorgio Orsoni, sono un buon esempio di ciò che ha  significato il percorso della Signora Coen nel mondo della moda e degli affari italiani.

«Apprendo con dolore la notizia della scomparsa di Giuliana Camerino, amica e grande imprenditrice veneziana – sottolinea il sindaco -. Esprimo il cordoglio personale e quello dell’intera amministrazione perché scompare una figura importante per Venezia, figura di cui questa città sentirà la mancanza. Stilista, creativa, imprenditrice, Giuliana ha contribuito a diffondere il nome di Venezia e del Made in Italy in tutto il mondo».

Il marchio Roberta di Camerino”, nasce immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, quando Giuliana Coen  rientra in Italia.  Le sue radici ebraiche  obbligarono la stilista a rifugiarsi in Svizzera con il marito e il primogenito Ugo.  Si dice che fu proprio lì che incominciarono a prendere forma i primi progetti creativi, soprattutto gli accessori. Per il lancio del marchio Giuliana utilizza il nome della figlia Roberta insieme al cognome del marito, ma nobilitato dal  vezzo “di”.

Risolto lo scoglio del nome, nel 1945 apre il suo primo laboratorio sartoriale  – che poi ingrandirà  con le installazioni di “Palazzo Loredan”. La prima boutique viene aperta nel centro più emblematico della sua cara Venezia, proprio in Piazza San Marco.

Il negozio diventò presto un posto di riferimento per le celebrities di allora, in particolare  per le fantasiose borse di velluto che la stilista proponeva. Fra queste, la borsa  “Bagonghi”, che Grace Kelly utilizzò più tardi durante la visita a Roma nel 1959.

Nel 1956 vinse l’Oscar della moda, il “Neiman Marcus Award”, che le  aprì le porte al successo internazionale.

Nel 1963 sfila nella “Sala Bianca del Palazzo Pitti a Firenze”, un evento che tra gli storici della moda italiana viene considerato come il momento fondamentale  del “made in Italy”. Successo dopo successo, il logo con il cinturino di ottone a forma di “R” maiuscola  diventa  riconoscibile, e lo stile “di Camerino” spazia dagli accessori all’abbigliamento per costituire un autentico “way of life.

Foulard, borse, profumi, oggetti per la casa e addirittura vaporetti per la città, l’universo della imprenditrice veneziana non ha limiti, e si trasforma così in una delle pioniere del “total concept” che tanto amano i designer d’oggi.

Donna di fantasia lungimirante, i suoi tailleur con stampe “trompe d’oeil” e i suoi accessori  ricamati e di colori vibranti riprendono la sontuosità della tradizione veneta,  e brillano ancora di più in mezzo alla oscurità imperante del dopoguerra.

Anche gli anni ’70 sono anni di affermazione del suo marchio sul mercato,  grazie alla firma d’un accordo con la Mitsubishi Corporation per la distribuzione esclusiva  in Oriente. All’ inizio degli anni ’80 il Whitney Museum of American Art le dedica una retrospettiva con disegni e alcune delle sue creazioni più famose.

Lo stesso Salvador Dalí celebrò la creatività della  Camerino,  elevandola a categoria di artista,da qui il passo fu breve: la sua vita finì su un libro. Così nel 1981 Mondadori pubblica la sua autobiografia, “R come Roberta”, scritta in collaborazione con il giornalista Marco Mascardi.

Negli ultimi decenni la sua residenza si sposta a Lugano, sempre aiutata dalla nipote Tessa, dove continuò a lavorare instancabilmente  per la griffe fino al 2009, data in cui il marchio venne venduto alla Sixty Group spa.

Il contributo di Giuliana Coen di Camerino alla moda, va al di là di un semplice tributo creativo.  Nel 1995 donò una collezione meravigliosa di abiti e accessori degli anni ’60 e ’70,  alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti; nel 2001 creò la Fondazione no profit “Roberta di Camerino”,  per facilitare lo studio della storia della moda nelle università e nelle scuole. Ragioni come queste sono più che sufficienti per capire perché  il mondo della moda , in questi giorni,  é in lutto.

di Estrella Lamas


Redazione

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