Da New York a Roma: apre il Maxxi

Dopo un progetto decennale e più di 150 milioni di euro spesi per la sua realizzazione, il Maxxi ha aperto i battenti con una attenta e curiosa folla di visitatori, più di 25 mila in soli tre giorni.

Roma ora vanta in Italia il primato per aver dato vita alla prima istituzione culturale dedicata esclusivamente all’arte contemporanea.

Stupore e dissapori hanno accompagnato il passaggio al XXI secolo della città eterna: il Maxxi ha infatti sollevato critiche (troppo) rigide riguardanti l’integrazione della struttura da 27000 mq con il paesaggio urbano.

Consonanze e dissonanze sono però il marchio di fabbrica delle nuove forme di arte. Le linee ricordano il famosissimo museo made in USA, il Guggenheim, con le sue volute concentriche svettanti verso il cielo.

L’impresa titanica è firmata Zaha Hadid e Odile Decq, l’una iraniana e l’altra francese ,punte di diamante dell’architettura contemporanea con curricula stellari alle spalle, che se per l’ispirazione hanno guardato agli Stati Uniti, nella realizzazione li hanno superati.

Il vasto complesso spaziale decostruisce l’organizzazione geometrica delle linee e l’occhio si perde alla ricerca di punti di riferimento inesistenti. Le scale nere si incrociano creando chiaroscuri interessanti con le pareti bianche, i muri si inclinano.

Attualmente il colosso romano si trova ancora in una fase di rodaggio, la piena maturità sarà raggiunta nel prossimo autunno, ma le mostre in corso non deludono e anche i giudizi d’oltreoceano fanno ben sperare.

Si è espresso positivamente il New York Times attraverso la penna dell’autorevole giornalista Nicolai Ouroussoff : “scuote la città come un rombo di tuono, riportandola nel presente. Le sue linee sensuali sembrano catturare le energie della città portandole nel suo ombelico, rendendo timido tutto ciò che si trova attorno… Anche il Bernini, suppongo, ne avrebbe apprezzato le curve.”

di Andrea Vovola


Redazione

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