Fashion Designer. La moda emergente

I nuovi talenti della moda? Interculturali, no-logo e impegnati socialmente. Vengono da ogni angolo del pianeta, traggono ispirazione dalle proprie radici ma sanno accogliere e mixare nuove influenze. Cosa li accomuna? La passione per un design sobrio e l’attenzione ai dettagli, non solo sartoriali.

Lanciato dalla spagnola Susana Torrubia, Su-shi è stato la rivelazione del 2009. Linee minimal e ispirazione old-school, le sue borse sono già delle hit bag. Il segreto? La qualità dei materiali e la cura del dettaglio. Ogni pezzo è cucito e rifinito a mano, nonostante ciò i prezzi sono contenuti. Una controtendenza questa che sembra unire i nuovi stilisti, attenti non solo alla ricerca sartoriale, ma anche all’etica della moda. I capi sono realizzati secondo procedure eco-friendly e rispettando metodi di produzione artigianali. Basta dare un’occhiata a una delle ultime creazioni, la borsa Tallulah, intrecciata completamente in rafia e utilizzando tinture naturali. Il look di Su-shi punta su un’eleganza senza tempo, accostando scarpe stravaganti a capi classici, come la Old Skool bag, ispirata al look da educanda d’altri tempi.

Dall’altro capo dell’Europa, sotto i cieli tersi della Svezia, una nuova stella ci propone le tendenze provenienti da un laboratorio di stile ormai attivissimo, la penisola scandinava. Camilla Norrback, la giovane stilista dietro all’omonimo marchio, in patria è considerata una guru della moda dal 2002. Il marchio si rivolge ai “consumatori moderni e ecologicamente consapevoli” e dall’inverno 2010 ha lanciato la sua prima linea uomo “Norrback”. Il motto? “Ecoluxury”: ricercatezza nella qualità e nel design senza dimenticare madre natura. Le collezioni prendono spunto dall’arte, dal cinema e dal gusto retro`, conferendo un aspetto nostalgico e “umano” a un’industria spesso incurante di ogni implicazione morale. I prodotti sono realizzati con materiali biologici e badando “allo stile e non al trend, […] per creare capi che durino una vita, non una stagione” come precisa la stilista. Indossare un capo ecologico non vuol dire solo rispettare la natura, ma anche se stessi, evitando di mettere la propria pelle a contatto con tinture chimiche e dannose.

Gli stessi principi ispirano Protea, marchio lanciato nel 2008 da Kelly Hansmann, ex studentessa dell’Apparel Arts di San Francisco. All’attenzione per la manifattura e l’utilizzo di tessuti non trattati chimicamente, Kelly unisce linee sobrie e tessuti pregiati che facciano sentire completamente a proprio agio nei ritmi frenetici della vita cittadina. La collezione autunnale è disegnata per “la ragazza di citta` che ama la natura, […] tutto è giocato sull’equilibrio tra urbano ed ecologico” ha dichiarato la Hansmann. Il costo dei capi, realizzati da un team di esperte sarte, è relativamente contenuto (la nuova collezione si aggira dai $89 ai $ 328) e dagli inizi di Settembre sarà possibile comprare anche sul negozio online.

Guerra alla moda di massa e all’incoscienza ecologica: questi dunque i capisaldi di una nuova generazione di stilisti che hanno capito che la moda è più che disegnare vestiti, ma l’arte di creare capi che durino e di far sentire a proprio agio chi li indossa. I nuovi brand sono attenti alle esigenze del singolo e combattono la spersonalizzazione degli ultimi anni, dovuta anche all’onnipresente logo su borse e accessori. Inoltre l’attenzione costante al passato non costituisce solo una fonte d’ispirazione, ma una vera e propria memoria storica in grado di collegare epoche diverse, per un vero ritorno all’eleganza garbata degli albori.

di Federica Italiano


Redazione

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