Uomini & Gonne

Qualche tempo fa, Marc Jacobs, lo stravagante direttore artistico della maison Louis Vuitton, si lasciava paparazzare incurante per le strade di New York con la sua inseparabile maxi Birkin al braccio.

E fin qui – anche se i tradizionalisti storceranno un po’ il naso – niente da ridire, considerando che da ormai qualche stagione la borsa è stata definitivamente sdoganata quale accessorio unisex.

Ma per un altro particolare, destinato – questo sì – a far molto discutere, si distingueva la divisa metropolitana dello stilista: la gonna.

Non era la prima volta, del resto, che Jacobs dimostrava di apprezzare le virtù di un capo tradizionalmente ritenuto parte del guardaroba femminile.
Né si può dire che sia stato il primo, considerato che, anni or sono, persino il machissimo David Beckham fu fotografato al fianco della moglie Victoria con addosso un elaborato sarong firmato Jean Paul Gaultier, alfiere della gonna maschile negli anni ’90.

Chi, d’altra parte, oserebbe mettere in discussione la virilità di un indumento storico quale il kilt? Se poi pensiamo che a inventarlo fu un quacchero scozzese del ‘700, questo dovrebbe fugare ogni dubbio.

Più di una celebrità maschile non ha disdegnato, nel tempo, di mostrarsi in pubblico in kilt: primi fra tutti Rod Stewart, Sean Connery, Vin Diesel e – tra gli astri nascenti– Ed Westwick, il playboy di Gossip Girl che ha infiammato i cuori delle teenagers di ogni angolo del pianeta.

Del resto, se nel lontano Sessantotto le donne hanno lottato per poter indossare i pantaloni, un tempo appannaggio degli uomini, perché oggi questi ultimi non dovrebbero avere il diritto di reclamare l’uso della gonna?

E’ solo uno degli argomenti alla base delle rivendicazioni avanzate dall’associazione “Uomini in gonna”, il cui portavoce, Dominique Moureau, 39 anni, dichiara: ”Per secoli i maschi si sono vestiti con una gonna o un abito, anche in Occidente”.
D’altra parte, aggiunge, “oggi nel mondo […] milioni di uomini portano la gonna”. E non ha torto: che si chiami sarong (Asia meridionale), pareo (Polinesia) o djellaba (Africa), la gonna da uomo è diffusissima.

Se poi esploriamo la realtà giapponese, e in particolare quella di Harayuku, il distretto fashion della capitale, le nostre prospettive vengono completamente sconvolte.
Là dove vengono fatti a pezzi i canoni dello stile tradizionale e hanno origine le tendenze più eccentriche e innovative, è ormai comune incontrare per strada uomini in gonna, fieri della loro appartenenza a quella che è stata definita skirt tribe.

Da anni un manipolo di stilisti dallo spirito più spiccatamente dada tenta di lanciare la gonna da uomo in occasione dei principali appuntamenti della moda mondiale.
Per la stagione invernale a venire alcuni marchi – Vivienne Westwood, Antonio Marras, Yohji Yamamoto, solo per fare qualche nome – si sono cimentati nuovamente nell’impresa, nella speranza che questa volta abbia successo.

In fin dei conti, – sostiene Jean Paul Gaultier – “Se fai indossare una gonna ad un uomo, non è un travestito. Lo è se, invece, gli fai indossare un reggiseno”.
Ipse dixit.

di Giovanni Di Felice


Redazione

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