Dal tupperware al tuppersex

Il piacere sessuale delle donne passa dai salotti

Una volta erano i contenitori di plastica, le pentole e i cosmetici, oggi sono i sex toys. La vendita di oggetti in riunioni domestiche sembra non conoscere vecchiaia e ciclicamente si ripropone negli anni come un evergreen capace di cavalcare l’onda delle mode. La struttura e l’organizzazione restano le stesse, la merce cambia. L’ultima frontiera vede vibratori & company come gli attuali protagonisti di incontri nei salotti al femminile. Il trend si chiama tuppersex (deriva dall’antesignano tupperware) e arriva in Italia alla fine del 2009, grazie ad una caliente signora cinquantaduenne spagnola dal nome di Aurora Moreno. Lascia Barcellona con soli 2.000 euro e 2 valigie piene di lovetoys e di sogni perché l’avvio di questa attività nel belpaese per lei rappresenta un reto, cioè una sfida. In pochi mesi crea la società Love Factory Italia che oggi conta una ventina di collaboratrici, rincorsa subito dalla concorrenza de La Valigia rossa (La Maleta Roja) che ha come referente italiana Cristina Luzzi.

Entrambe spagnole, sono le prime aziende a proporre il tuppersex da noi dopo il successo ottenuto in Spagna dove il fenomeno esiste dal 2004. Ora è il boom. La Moreno spiega che i suoi incontri sono all’insegna dell’ironia, della comunicazione e del divertimento: “Organizzo la riunione su richiesta. Si tratta di un incontro tra donne per parlare di sessualità in modo molto naturale e piacevole e fare un pò di terapia. Il nostro lavoro consiste nell’insegnare alla donna a conoscere il proprio corpo”.

Aggiunge poi di aver constatato che in Italia ci sono molti più tabù che in Spagna: “Le ragazze italiane mi dicono sempre che qui ci sono tante “bigotte”, che non so che vuol dire, ma me lo ripetono sempre; credo intendano delle “sante”. Quello che ho visto e che sto vedendo è che la sessualità si vive, ma in modo ipocrita. Tutti praticano il sesso (anche le nostre nonne), ma non lo vogliono dire”. E non sempre alla fine delle riunioni le signore comprano perché la vendita segue una tendenza collettiva “In genere se una inizia ad acquistare, poi lo fanno tutte”.

In effetti, a pensarci bene, una remora potrebbe essere l’eventuale espressione (e seguente reazione) del compagno di fronte al rincasare della sua signora con un bel vibratore sotto il braccio: “Io dico sempre nelle riunioni che ognuna deve capire quello che può portare a casa. Se una donna acquista un oggetto di forma fallica deve sapere che può minacciare l’identità del suo compagno perché lui, nel suo organo sessuale, ha tutta la sua personalità. Sta a noi far capire che si tratta di un gioco e riuscire a coinvolgerlo. Noi donne abbiamo molto lavoro da fare qui in Italia con gli uomini”.

Forse bisognerebbe iniziare a pensare a dei tuppersex anche per gli uomini per emanciparli dal loro pene… Intanto la moda è dilagata, per cui anche negozi che vendono oggetti erotici e simili propongono queste riunioni dedicate a oli da massaggio, sexy lingerie, piume e palline varie. Vedi la libreria-bazar erotico romana Tuba o la storica shop-libreria bolognese Betty&Books che organizza dei veri e propri workshop sul tema. Sembrerebbe quindi che le donne ai sexy-shop preferiscano i tuppersex: “È qui il successo dei nostri incontri“ specifica la Moreno “prima di tutto perché i sexy-shop sono quasi sempre gestiti da uomini, poi perché in genere sono a porte chiuse e questo pone un freno ad entravi e infine, se ti viene voglia di acquistare un oggetto, nessuno ti dedica due ore per spiegartelo, cosa che noi invece facciamo”. Fortunatamente, negli ultimi anni, porte nere a sbarrare gli ingressi dei sexy-shop non ci sono quasi più. Sulla scia della capostipite catena inglese Ann Summers (ora anche in Irlanda, Islanda e Spagna), sono nati anche in Italia dei negozi ad hoc per sole donne chiamati boutique dell’eros: Zou Zou su internet, My yo-yo e Angélique DeVil a Milano. È il momento del sexual entertainment. Riuscirà il gioco a decodificare il piacere sessuale femminile?

di Lorenza Fruci


Redazione

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