La moda come forma d’arte: Silvia Argüello e il suo Rosa Clandestino

Un brand ispirato alla sua vita eclettica e una collezione che punta al mix tra materiali organici e tecnici, riutilizzando ciò che è stato scartato dalla società per donargli nuove forme e nuova vita: stiamo parlando di Silvia Argüello, fashion designer del marchio Rosa Clandestino, arrivata finalista al contest Who is on Next? indetto da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia. Per la sua collezione “Contraddizioni”, prodotta in Italia ed esposta a Palazzo Morando di Milano in occasione della Settimana della Moda, si è forgiata della collaborazione dell’artista americano Craig Kucia, il quale ha curato il packaging e la stampa per la fodera in seta di molti capi.

Tendere entrambe le mani all’arte è un must per Silvia Argüello: “L’arte contemporanea e il design – ha dichiarato – hanno influenzato la mia vita e sono tra i punti focali della mia ispirazione”.

Una vita singolare che influenza le creazioni per il suo marchio: nata negli Stati Uniti da padre nicaraguese e madre cubana, entrambi esiliati, Silvia Argüello è cresciuta in Honduras e, dopo la laurea in Marketing e Lingue, si trasferisce a Parigi per seguire il corso di Fashion Design all’ESMOD. Nella capitale francese, Silvia ha modo di avere una significativa opportunità di lavoro e di crescita professionale con Emanuel Ungaro. Del 2002 è il trasferimento a Milano: qui la futura stilista porta a termine un master in accessori di moda all’Istituto Marangoni. Il brand Rosa Clandestino nasce nel 2004: Silvia vuole fondere nelle sue creazioni il senso artistico che deriva dalle sue esperienze europee (Rosa) e dalle sue origini latino-americane (Clandestino). E l’arte è una componente onnipresente nella creazione dei suoi capi: “L’obiettivo del mio lavoro è di fare diventare ogni modello un’opera d’arte, dall’etichetta al prodotto finale. Per questo considero i miei clienti dei collezionisti.”

Classe ed eleganza traspaiono nella scelta delle forme e dei materiali utilizzati, tra cui seta, baby alpaca e vicuña. Il cappotto è uno dei capi più notevoli delle sue collezioni: elegante, raffinato e mai banale, si conferma per la stilista come il capo più importante del guardaroba di una donna perché “non c’è mai una seconda opportunità per una prima impressione”.

Progetti per il futuro? A Who is on Next? Silvia ha vinto il progetto Fashion Freedom 2010 che avrà luogo in Kenya: qui potrà esprimere la propria creatività e sensibilità creando capi che possano essere facilmente realizzabili dalla comunità africana. Attenta alle tematiche sociali, la giovane designer sogna di creare una scuola di moda in America Latina “per dare la possibilità di imparare il mestiere a chi ha pochi mezzi ma tanta manualità e fantasia”.

Vanessa Cappella


Redazione DModa

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