Campari. 150 anni di red passion!

Ogni passo si illumina di rosso..il grigio del pavimento scorre sotto di noi come gli antichi “nastri” delle fabbriche che trasportavano le note bottigliette… si entra così nella Galleria Campari di Sesto San Giovanni (MI),  che  festeggia i 150 anni dell’aperitivo più vecchio ma sempre più cool del mondo. DModa, presente all’evento, vi racconterà come è andata.

Un viaggio storico che nasce a Milano nel 1860 insieme al liquorista  Gaspare Campari nello storico Caffè Campari, attraversato dalla creatività  delle prime fortunatissime liason artistico-pubblicitarie conl’illustratore Mora nel 1890.

Dai primi anni ’20 si susseguono il pittore e cartellonista triestino Marcello Dudovich, che allora disegnava per il gruppo “La Rinascente”; i “muti” ma incisivi quadri di Brunetta ispirati a Greta Garbo, Charlot, Buster Keaton; e ancora l’indimenticabile “Spiritello” di Leonetto Cappiello a ricordarci quanto l’anima di questo “rosso” si sposi con gusto con la scorza d’arancia; Enrico Sacchetti con i suoi 5 quadri del  Primo Sinopico; “le ombre cinesi” riflesse nei cartoncini intagliati di Ugo Mochi; l’ineccepibile atmosfera di eleganza dei quadri di  Duse.

Proseguiamo la nostra passeggiata e ci ritroviamo di fronte al libro futurista  di Fortunato Depero (1927), rilegato con due bulloni  (“Imbullonato come un motore / PERICOLOSO / può costituire un’arma proiettile /INCLASSIFICABILE / non si può collocare in libreria […] e neppure sugli altri mobili che potrebbe scalfire […] deve essere adagiato sopra un coloratissimo e soffice-resistente cuscino “Depero”). Pittore, scultore, pubblicitario, definiva le sue opere dinamiche, meccaniche, quasi “violente”. Nel 1932 “anima ” poi, la bottiglietta monodose Camparisoda “incoronandone” la bottiglia (fino ad allora il tappo era di sughero).

Ma Campari è anche poesia, nello stesso anno infatti (1927-1932),  debutta il “Cantastorie Campari” dell’illustratore Sergio Tòfano (in arte “Sto”), una raccolta di poesie che venivano pubblicate settimanalmente e a fine anno.

Grandi calici e bottiglie per Carlo Fisanotti (il “Fisa”), che negli anni ’40, rende protagonista la bottiglietta.

Negli anni ’50  il Campari di Nino Nanni conquista l’”orbita” per poi “dissetare” le spiaggie allora considerate un “sogno” e  sinonimo di eleganza e trasgressione.

Dinanzi ai quadri di Leonardo Stroppa, Guido Crepax e Franz Marangolo assistiamo  invece all’ennesima evoluzione  comunicativa da un punto di vista grafico.

Perfettamente aderente Bruno Munari, che nel ’64 inaugura la prima linea Metropolitana milanese con la ‘Declinazione grafica del nome Campari’ in occasione dell’inaugurazione della prima linea della Metropolitana milanese (oggi in esposizione  al Modern Art Museum di New York). Più tardi anche il nome di un gran grafico statunitense amante del nostro “Bel paese” farà la storia dei manifesti l’originalità semplice di Milton Glaser.

E poi sulla parete vediamo altre proiezioni di immagini ma di tutt’altra specie. Tra gli spot più famosi degli anni’80 ricordiamo  un inizialmente poco convinto Federico Fellini, che per la prima volta sperimenta il set pubblicitario insieme alla bellissima “woman in red”  Kelly LeBrock, o ancora un’annoiata Silvia Dioniso che viaggiando sul treno cambia con un telecomando la visuale del panorama esterno e si ferma poi sorridente solo alla vista della torre di Pisa con sotto la bottiglia Campari (“Una favola moderna”).

A questo punto veniamo distratti dal grande e super coloratissimo manifesto ideato per l’occasione dal pittore Ugo Nespolo negli anni ’90 in concomitanza con il mondiale di calcio italiano.


Alla fine degli anni’ 90 con il regista indiano Tarsem è tempo di “red passion”, di trasgressione, lo spot “Graffio” che accenna, sempre con distintiva e suadente eleganza, l’amore saffico di due donne, oancora nel 2006 sulle più che perfette note del film “Eyes Wide Shut” richiama l’ambivalenza maschile e femminile dei due soggetti che  piacevolmente compiaciuti si riconoscono svelando “l’inganno”.

Dal 2000 al 2010 avviene un cambiamento strategico nella variazione continua delle “donne Campari “la cui bellezza non deve sovrastare l’immagine del vero “Divo Campari” a cui  comunque lascia spazio nel decennale calendario(da Jessica Alba, Salma Hayek, Eva Mendes, la modella Olga Kurylenko).

A fine viaggio Campari investe anche la moda e lo fa festeggiando i suoi 150 anni con le “150″ anniversary bags commissionate a Ilaria Venturini Fendi per Carmina Campus. Fantasie di colori in PVC “rubate” a Ugo Nespolo, con tanto di bottoncin..ops..tappi.. di questo piccolo “diavolo rosso”.

di Anna Lisa Lombardi.


Redazione

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