Fernanda Gattinoni. Moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere

Nella cornice della Roma della dolce vita, nel cuore del rione Ludovisi, si è inaugurata lo scorso 28 gennaio Fernanda Gattinoni. Moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere, affascinante esposizione curata da Sofia Gnoli. La mostra, già ospitata dai prestigiosi saloni neoclassici dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, racconta in ventiquattro abiti l’ineguagliabile stile della couturière che ha affascinato, sedotto e vestito l’Hollywood tiberina. Ventiquattro abiti in cui l’amore per i ricami sontuosi e per il drappeggio si fondono alla passione per uno stile sobrio e rigoroso, di matrice tipicamente inglese.

Pioniera dello stile italiano, dopo un apprendistato nella sede londinese di Molyneux, Fernanda Gattinoni si stabilì a Roma. Risale al 1944 l’apertura del suo celebre atelier, ben presto ritrovo del jet set internazionale, nonché di artisti e registi del calibro di Renato Guttuso e Roberto Rossellini. L’amicizia con quest’ultimo rese possibile, nel 1950, il fortunato incontro con Ingrid Bergman, che sarebbe diventata una tra le clienti più affezionate della stilista. First ladies e ambasciatrici, da Evita Peron a Claire Boothe Luce, stelle del cinema quali Anouk Aimée, Ingrid Bergman, Lucia Bosé, Bette Davis, Marlene Dietrich, Rossella Falk, Audrey Hepburn, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Kim Novak, Lana Turner e Monica Vitti: elessero tutte Fernanda Gattinoni loro sarta prediletta.

Negli anni Cinquanta, in quella Roma che ben presto sarebbe assurta a simbolo del lieto vivere, manipoli di attrici si rivolsero all’abile sarta, chiedendole abiti per il set e per la vita privata: e alle bellezze del grande schermo è dedicato il percorso allestito nelle sale del Museo Boncompagni Ludovisi. Creazioni che hanno segnato la storia del cinema, ma anche numerose fotografie e audiovisivi per illustrare la feconda attività dell’atelier romano di Fernanda.

Pizzo macramè e un fourreau di seta e crine: questi gli ingredienti del primo abito in mostra, disegnato nel 1956 e indossato dalla bellissima Anna Magnani. A seguire, altri raffinati vestiti che conquistarono Nannarella: una mantella in velluto nero, doppiato con raso color avorio, un incantevole abito in moire di seta, guarnito da inserti in velluto e raso nero e da piccoli ricami in tinta. Tanto elegante, quanto esuberante e seducente, il completo in due pezzi: pantaloni in crêpe marocain e camicia in organza e velluto di seta nera, capi attraverso i quali passa, ancora oggi, l’inconfondibile femminilità dell’attrice romana.

A la Serafina de “La rosa tatuata”, film che nel 1956 le valse l’Oscar come migliore attrice protagonista, e al suo amore per l’intramontabile total black, è poi dedicata un’intera sala, non a caso intitolata Anna Magnani e les petites robes noires. «Non le importava molto di vestirsi. Voleva solo piccoli abiti neri», ricordava la Gattinoni.

E se il nero vestì l’attrice nostrana in “Siamo donne”, film a episodi di Luchino Visconti, fu lo stile impero a ispirare la collezione realizzata nel 1955 per “Guerra e Pace” di King Vidor. E fu così che i costumi dalla foggia fluida e verticale trasformarono Audrey Hepburn in Nataša Rostova. In esposizione, gazar di seta, ricami, argento e preziose applicazioni, per celebrare l’insuperabile eleganza della Hepburn.

Anche Kim Novak si fece conquistare dallo stile di pizzi e drappeggi: in mostra uno splendido abito in seta nera e ricami.

Una sezione speciale è dedicata anche a Ingrid Bergman e ai costumi che Fernanda Gattinoni le realizzò per il ruolo di Stephanie Dickson in “Fiore di Cactus”, tra i quali merita di essere ricordato un prezioso abito in duchesse di seta color azzurro, con ricami in cristalli e perline.

Infine Lana Turner, affezionata cliente fin dal 1953, quando giunse a Roma per interpretare “La fiamma e la carne”, film souvenir negli economici studi di Cinecittà.

Nel corso dell’anno, la retrospettiva verrà ospitata anche a Modena, Berlino e Napoli, per ricordare la magia e l’incanto del felice connubio tra moda e cinema. Un’occasione che testimonia la nascita del mito italiano dell’Alta moda, attraverso il lucido occhio e l’inconfondibile classe della stilista che vestiva le star.

«Basta saper guardare come si muova una donna per intuire quali rivelazioni e quali aiuti aspetta dalla nuova stagione della moda». (Fernanda Gattinoni)

di Giulia Carrarini


Redazione

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