AltaRoma 2011. Limited/Unlimited: l’unicità in mostra

Ore 17. La Biblioteca Casanatense apre le porte. “Può entrare solo chi ha l’invito.” – tuona l’uomo della security – “Abbiamo ricevuto disposizioni tassative.”
Immediatamente avvertiamo la sensazione che stiamo per prendere parte a qualcosa di molto esclusivo.
Esibiamo l’invito. Entriamo. Dentro è tutto buio. L’atmosfera si fa ancora più esoterica. Le hostess ci conducono attraverso le stanze dell’edificio immerso nell’oscurità facendo luce con delle torce. “Perché?” chiediamo a una di loro. “E’ per via dei libri”, ci risponde. La Biblioteca, infatti, custodisce migliaia di manoscritti preziosi, compilati tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo, che la luce rischierebbe di deteriorare.

Arriviamo alla fine di un corridoio. La nostra iniziazione è finita. Il mistero è svelato. Di fronte a noi si spalanca un’ampia sala, anch’essa tutta buia, fatta eccezione per le creazioni dei quaranta designer che hanno prestato le oro opere all’esposizione, illuminate come reliquie. Poco meno che di reliquie, infatti, si tratta.

Avvolti da un alone quasi sacrale, questi pezzi unici e irripetibili sono disposti secondo un criterio ben preciso. Al centro gli abiti degli stilisti contemporanei, come quelli di Serra e De Vincenzo, tra il medievale e il monacale, o come la Dinner Suit di Fabio Quaranta, una giacca maschile realizzata con panno castoro e tenda militare da campo.

Tutto intorno, gli accessori e la gioielleria. Qui lo sperimentalismo la fa da padrone. Materiali nobili e vili si fondono in un trionfo di creatività. Non passa inosservata la collana Eyes and Pearls di Delfina Delettrez, figlia di Silvia Venturini Fendi: oro, argento, 17 diamanti cognac, perle, vetro e smalto. Decisamente impossibile, poi, non notare la Pantofola coperta di Swarovski di Max Kibardin, con i cristalli disposti a formare il disegno di qualcosa di molto simile ad un idolo azteco.

La fascia più esterna dell’esposizione, invece, è un tuffo nel passato dell’alta moda italiana: addossati agli scaffali che custodiscono i volumi centenari, alcuni abiti realizzati tra i ’60 e gli ’80 dagli stilisti che hanno fatto la storia. Sono donazioni o prestiti dal guardaroba delle dame dell’alta società, che fanno passare in un lampo davanti ai nostri occhi di visitatori stupefatti immagini di feste e ricevimenti elegantissimi.

C’è l’abito da sera in cadì e satin di seta con l’orlo guarnito da balze di aigrettes creato da Federico Forquet nel 1971 per la Principessa Livia Aldobrandini, che lo indossò al ballo per i 18 anni di Paola Torlonia; ci sono il Valentino plissettato di crespo di seta nera, direttamente dalla collezione di Donna Marella Agnelli e tante altre creazioni frutto della fantasia delle firme più autorevoli, da Sarli a Capucci.

di Giovanni Di Felice

(ph. Altaroma/Ciro Meggiolaro/Allucinazione)


Redazione

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