Due personaggi di spicco per ‘Moda in Italia. 150 anni di eleganza’

Uno dei motivi per cui mi aspetto molto dalla mostra ‘Moda in Italia. 150 anni di eleganza’ è che i due direttori artistici sono personaggi di livello altissimo, due figure che il mondo ci invidia. Da una parte la vincitrice di moltissimi premi per il suo lavoro nel cinema e dall’altra il direttore di un giornale italiano amatissimo, anche all’estero, e considerato una vera bibbia dello stile, e ammetto che io lo compro da almeno 20 anni, non perdendone un numero!

Se la costumista Gabriella Pescucci si occuperà principalmente della prima sezione della mostra, il cui nucleo sarà costituito dagli abiti della prestigiosa collezione della Sartoria teatrale Tirelli, Franca Sozzani, direttrice dal 1988 di Vogue Italia, seguirà invece la scelta e la raccolta degli abiti della seconda sezione, quella legata ai nomi che hanno portato il Made in Italy nel mondo.
La mia eccitazione nasce dalla stima che nutro per questi due personaggi.

La Pescucci, che ha alle spalle studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ha iniziato nel cinema lavorando a fianco di nomi storici, come Piero Tosi, con il quale si dedicò al ‘Medea’ di Pier Paolo Pasolini e a ‘Morte a Venezia’ di un regista che io ho sempre amato tantissimo, cioè Luchino Visconti. Dopo molti lavori in prima persona nel teatro e nel cinema, la Pescucci si è imposta nel panorama internazionale realizzando i costumi per pellicole come ‘Il nome della rosa’, ‘Le avventure del barone di Münchausen’, dove ha lavorato a fianco del grande Terry Gilliam, aggiudicandosi poi un Oscar nel 1993 con ‘L’età dell’innocenza’ di Scorsese. E non ditemi che il ricordo dei vestiti indossati da Michelle Pfeiffer e Winona Ryder non vi fa venire la pelle d’oca! Più recentemente ho amato molto il lavoro della Pescucci con Tim Burton ne ‘La fabbrica di cioccolato’ e sono curiosissimo di vedere ‘The Borgias’, miniserie tv che si preannuncia molto interessante.

Di Franca Sozzani chi segue questo blog, ne sono certo, sa praticamente tutto, io poi ho il piacere di nominarla spesso quando parlo de L’Uomo Vogue e di Vogue durante le mie lezioni di editoria della moda allo Ied di Milano. Sono cresciuto con ‘Per lui’, diretto da lei negli anni ottanta, e seguo da sempre il suo lavoro, costantemente innamorato del servizio di copertina che Steven Meisel puntualmente realizza per la versione italiana di Vogue ormai da due decenni.

Con due personaggi così, come non aspettarsi una cosa meravigliosa?
Vi terrò aggiornati. Stay tuned!


Redazione

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