La delicata DISMORPHOPHOBIA di Virginia von zu Furstenberg, da principessa a stilista

Virginia von zu Furstenberg, nipote di Clara Agnelli, entra nel mondo della moda con una DISMORPHOPHOBIA: una performance rappresentazione di ansie e problamatiche di una giovane donna  controcorrente, nonostante il peso di un cognome, Von zu Furstenberg e il fascino, di possedere del titolo di Principessa.
Per il debutto della collezione, la giovane stilista, ha scelto na cornice di tutto rispetto a Milano, al Teatro Filodrammatici,  che ha fornito lo sfondo per una  narrazione scenica, attraverso la parola, il gesto, la danza,  del suo concetto di moda.
la performance è stata diretta da Tommaso Trak , e raccontata dall’’attrice Sveva Alviti, riflessa dalla giovane figlia Ginevra Csillghy von zu Furstenberg, e dalle cugine Margherita e Angelica Campello, Giacinta dalla Chiesa, Maria Sole Torlonia, Mia Patrucchi.
Il pocho é l’icon-item della collezione, un semplice abito rivisitato in chiave raffinata, un abito semplice che può essere portato anche da una principessa, a cui hanno fatto seguito 30 pezzi realizzati in taglia unica, colorazioni basiche ed una sola variante in nero per ognuno.

Una contaminazione, quindi, di diverse arti espressive, un percorso da vivere attraverso molteplici declinazioni  artistiche  nell’ottica della contaminazione espressiva. “Il lusso ”  diceva Gianni Agnelli, “è una responsabilità, non un privilegio” e il lusso per Virginia von zu Furstenberg  è quello di vestire chi pensa che l’unica bellezza sia quella di diventare se stessi a qualunque costo. “E’ giunto il tempo” sostiene Virginia  “di una nuova rivoluzione copernicana, che rimetta la verità e i contenuti dell’universo delle vanità. Che questo denudamento sia l’unico balsamo alle sofferenze globali”


Redazione

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