Il ritorno del minimalismo

Mademoiselle Coco affermava che prima di uscire di casa bisognasse guardarsi allo specchio e togliere l’ultimo accessorio indossato. Come darle torto? Per la P/E 2011 anche gli stilisti sembrano essere d’accordo. Sul red carpet dei Golden Globe 2011, la cerimonia considerata l’anticamera degli Oscar, i look lineari e semplici hanno senz’altro convinto di più. Il Los Angeles Times ha dichiarato Claire Danes vincitrice assoluta della passerella, grazie a un abito lungo in seta rosa neon, creato da Francisco Costa per Calvin Klein Collection.

Anche gli stilisti nostrani si sono assolutamente allineati a questo mood. Gabriele Colangelo ha scelto per la sua collezione linee essenziali e tonalità rarefatte. La sua donna ricorda una dea greca proiettata nell’XXI secolo, dove la leggerezza si scontra con la solidità e i colori si articolano in forme evanescenti e fluide. Si passa infatti da tuniche e abiti impalpabili ai tailleur, più classici e strong. Le linee mai troppo accostate, i tagli circolari, i drappeggi, le superfici elegantemente arricciate creano un effetto volumetrico molto particolare. Se la femminilità non è esaltata, la donna guadagna molto in luce e leggerezza. Tra garze e organza spuntano fili di rame e inserti metallici che si sposano perfettamente con la scelta della tonalità: il bianco la fa da padrone, seguito dal sabbia e dal nero e da qualche outfit in corallo, tutti rigorosamente a tinta unita. Se qualche accostamento è concesso, è rigorosamente ton sur ton.

Anche sulle passerelle di Albino D’Amato è la linearità che si impone. Lo stilista romano, oramai “adottato” dalla sua Milano, è da sempre innamorato del lato androgino della donna, sempre rigorosa. Per la P/E 2011 non cambia di certo il suo approccio, ma si ritrova a scherzare con abbinamenti di colori inconsueti e stampe dai motivi neoclassici e disegni tapestry. Ciò che sempre colpisce di D’Amato sono le complicatissime costruzioni sartoriali, anzi decostruzioni, che si fondono con il corpo mettendolo quasi in secondo piano. Pieni e vuoti si alternano, avvicinando la freddezza dei bianchi e dei grigi a pennellate di ocra, corallo, rosa, verdone e roccia. Tute, abiti, caftani e kimono strizzano l’occhio all’oriente e allo stile hippy-chic anni ’70. Pezzi unici che bastano a se stessi con le loro sovrapposizioni. L’unico accessorio concesso: un maxi-cappello a tesa larga dietro cui nascondersi.

Sul mood minimal si inserisce anche Marni, marchio creato dalla stilista svizzera Consuelo Castiglioni. Se per le uscite della pre-collezione  i tagli lineari e le geometrie piene funzionano, creando un delizioso effetto bon ton, non convincono le passerelle della P/E 2011. Apprezzabile la ricercatezza dei materiali, dalla pelle alle fibre techo, ma la sport couture alterna forme trapezoidali e circolari che troppo mortificano il corpo femminile.

Poco ma buono dunque. Per la prossima stagione non dovremo stare tanto a scervellarci su quale accessorio ci renderà davvero chic….basterà semplicemente lasciarlo a casa!

Marta Mancuso


Redazione DModa

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