Biblioteca delle donne. La moda e noi – Incontro sul design della moda indipendente

From size to sizing #1. La moda e noi – Incontro sul design della moda indipendente

Bologna, si sa, ha qualcosa di magico. La città universitaria, la creatività, la movida fatta di risate e di buon mangiare. Tante culture, tanti modi di stare insieme ed esprimersi convergono all’ombra delle tante torri sparse qua e là in città. Bologna è accogliente, stimola partecipazione, condivisione, discussione. Anche nel campo della moda. Nel complesso di Santa Cristina, in via del Piombo 5, c’è stata qualche settimana fa un’iniziativa interessante che ha visto la partecipazione congiunta di alcuni designer indipendenti provenienti da diverse aree della regione emiliano – romagnola per mostrare e raccontare cos’è la moda indipendente oggi.

All’interno del chiostro soleggiato ed affascinante, mi sono immersa (letteramlmente!) nelle creazioni di Fabric Division; Pomelo; Agharti; Silente; Pesci Pneumatici; T-fish; Le Giraffe. Ognuno di questi marchi è una piccola storia di amore per la moda, amore sincero ed espresso con linguaggi particolari e con estrema competenza. Ma ognuno di questi marchi è anche una voce nel campo della moda che ricerca il proprio spazio in una conversazione globale che sembra lasciare poco spazio ai piccoli e ai nuovi. Non se ne capisce molto la ragione perché, a vederle esposte nella luce del pomeriggio bolognese e a sentirle raccontate dai propri autori, si capisce perfettamente che le creazioni esposte nel chiostro di Santa Cristina hanno molto da dire.

L’esposizione è organizzata in maniera circolare: partenza e arrivo si scelgono con lo sguardo in maniera del tutto estemporanea, ci si perde nei dettagli e nella precisione, nella laboriosità e nello studio di ogni singolo pezzo.

Io comincio con Silente, progetto di moda slow nato dall’idea di Francesca Iaconisi e che recupera il rapporto con l’oggetto e l’esperienza del vestire, trovando i principi guida nella logica del pezzo unico e nella passione per il fatto a mano. Silente è poeticamente calmo, prezioso nel dettaglio, quasi d’altri tempi.

Proseguo con Pesci Pneumatici, progetto nato nel 2008 dal desiderio di parte dei membri dello studio di produzione video e grafica SEIPERDUE di Bologna. Ideato come atelier in cui offrire uno sguardo internazionale sui nuovi talenti e sulla creatività meno nota (dalla Spagna alla Germania e oltre), nel 2009 diviene anche laboratorio di progettazione di una linea propria. Pesci pneumatici propone serie di abiti “proporzionali”: più diventa grande la taglia, più cresce la decorazione – le palle colorate al centro del prendisole bianco o i pesci dalla sardina al capodoglio.

Passo a Pomelo, che nasce nel 2008 dall’idea di Pamela Casadio di operare creativamente sul second hand, “pomelizzando” capi dismessi con un immaginario irriverente, enfatizzando rovesci, giunture e cuciture a vista. Mai body da ginnastica ritmica mi colpi di più e penso che non vedo l’ora di avere una figlia per chiederle se ha voglia di indossarlo.

Continuo con T-fish, di Caterina Frongia: una piccola linea di abiti e di accessori per la casa prodotti, cuciti e stampati in Italia in edizione limitata. Ogni collezione è costruita partendo dai materiali: punto di partenza per il processo creativo, la sperimentazione e il divertimento. Immagino gesti quotidiani che riprendono dignità ed escono dalla routine del movimento meccanico grazie alle piccole opere di T-fish.

A fianco, Le Giraffe, che rappresenta da anni uno storico marchio di moda indipendente made in Bologna. Il progetto, che ha preso forma nel 1998 dalla personalità eclettica di Valeria Sacenti, si concretizza in capi con cui riscoprire le potenzialità della materia usata, ma anche in installazioni ed eventi, intrecciando originalmente moda, performance e arte. Nelle creazioni/installazioni di Le Giraffe, si sente l’eco di una creatività dal sapore duro ed alternativo, come l’aria statunitense che ha respirato la designer all’inizio degli anni 90, quando il grunge ed il rock si consolidavano e si preparavano a veleggiare verso il nostro vecchio continente.

Ancora, Fabric Division, che nasce nel 2009dalla collaborazione dei fashion designer Linda Crivellari e Enrico Assirelli. Muovendo dal concetto di handmade, il duo sviluppa una ricerca volta a interrogare la vestibilità degli abiti, le proprietà dei tessuti, i volumi e le forme unisex. Fabric Division è affascinante e tecnologico, semplice e funzionale, minimale e sofisticato nello stesso tempo. Un gioco di diadi percettive, che cresce nella simbiosi relazionale dei due creativi che vi danno forma.

Infine, conosco Agharti, un progetto recentissimo che nasce dalla tesi di Silvia Galli. Attualmente in fase di work in progress, è finalizzato alla concretizzazione di un laboratorio sperimentale di progettazione moda e servizi integrati, rivolto alle realtà indipendenti operanti nella moda e nel più ampio settore creativo. Come dire, non solo le creazioni della moda indipendente ma anche “creare” le condizioni per la moda indipendente.

Dopo aver ascoltato ed aver toccato con mano (che bella la moda che si può toccare!) tutte queste interessanti realtà, ci spostiamo all’interno del complesso, dove i designer ci raccontano e si raccontano, mentre Alessandra Vaccari, ricercatrice dell’Università di Bologna ed ideatrice del ciclo di incontri conduce e modera la conversazione con il pubblico.

Sono tanti i motivi per i quali questo incontro rappresenta un modo sizing di vivere la moda. Intanto perché ha permesso a tante voci di convergere e di scoprire che, se in confronto alla moda mainstream rappresentano l’alternativo, il non-istituzioale, l’indipendente, tra loro danno vita ad una conversazione comune che parte dall’eterogeneità dei desideri e delle storie personali e che trova nella passione per la moda la base per crescere. La precisione, la competenza, la consapevolezza di ciascuno di questi progetti non lascia dubbio alcuno: è moda pura, portabile, creativa e comunicativa. Il loro essere indipendente diventa un pregio: si rincorre lo scopo vero di moda genuina e come prodotto culturale mentre la moda mainstream rimane forse preda delle sue stesse contraddizioni. Indipendenza non è residualità: a Bologna abbiamo visto indipendenza come libertà, in barba alle difficoltà che i giovani precari della moda sperimentano quotidianamente.

Mi viene in mente anche un secondo motivo per dire che si tratta di un evento sizing. Ad organizzare il tutto, la Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna . Le donne, fulcro della moda, non sono più soltanto creatrici o indossatrici. Diventano anche promotrici di dibattito e centro della contro-cultura del fashion-sizing. Se la moda è sempre stata cosa femminile, la donna non è più passiva. Pensa. Critica. E, così facendo, migliora la moda (e non solo).

di Elena Pavan


Redazione

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