From Size to Sizing. Ovvero, come cambia lo “stare dentro” alla moda!

Da qualche tempo mi sono messa a pensare ai modi di “stare dentro” la moda. L’occasione me l’ha data il mio Direttore che, invece di infuriarsi per i tempi biblici che mi sono necessari per riflettere, mi lascia il tempo di rimuginare e “fare ordine” nel cervello. In cambio del tempo che mi è concesso, io cerco di mettere in fila vari “pezzi di moda” alla ricerca, non sempre facile, di spunti per capire che rapporto c’è tra moda e società oggi.

La domanda che mi sono fatta questa volta era: che cos’hanno in comune una manifestazione organizzata dalla Biblioteca delle Donne a Bologna sulla moda indipendente e un’iniziativa come il FashionCamp di Milano?

Biblioteca delle Donne

Al di là delle preziose differenze che giustificano un’attenzione specifica per ciascuno di questi due eventi (che poi vi racconto), le due manifestazioni rappresentano un cambiamento importante nel mondo della moda e che credo si rifletta bene nel passaggio dal sostantivo size al verbo sizing, da uno “stare dentro” la moda in modo statico a un modo di “creare moda” in maniera dinamica. Partendo da Bologna e Milano ho pensato quindi al cambiamento (e non solo per le vicende elettorali e referendarie).

fashionCamp

Per lungo tempo credo che noi si sia stati dentro la moda in una modalità size che significa, per me, seguire i criteri, le regole ed i buoni consigli della moda mainstream, quella che riconosciamo come tale perché viene rappresentata e trasmessa a ciclo continuo dai mezzi di informazione tradizionali. Quando la moda si vive in modalità size, noi riconosciamo l’autorità di chi detta tendenza, seguiamo indicazioni e suggerimenti, adottiamo uno stile. Stiamo dentro (nella misura –o taglia!- che possiamo) in una moda che è stata creata pensando a noi.

Seguire la moda non è sinonimo di passività (noi reinterpretiamo lo stile delle maison) né di cecità (queste grandi istituzioni della moda hanno tutto il diritto e, quel che più importa, la competenza per essere voci forti nel campo della moda). Tuttavia, si può essere portati a credere che non esistano altri “modi di stare dentro la moda”, si può cadere vittime di una sorta di sacra reverenzialità nei confronti della moda mainstream che si trasforma poi in incapacità di riconoscere la moda “out there”, fuori dal circolo mediatico e che cresce silenziosa ma vivace, creativa e orizzontale. Il problema della moda-size per me, è quello di confondere la tendenza di mainstream con la moda, l’autorevolezza con la legittimità. Le tendenze non sono la moda perché le tendenze, in matematica come nel sociale, si basano sul valore medio, sulla convergenza. Il minimo comun denominatore, per quanto di alta qualità, non rappresenta il tutto.

C’è molto di più, là fuori.

Ecco allora che le regole, le convenzioni e, perfino, i diktat della moda consolidata e rigida non esistono più come verità assoluta. La moda adesso è sizing, un continuo ridiscutere e ritracciare modi di fare moda e di rappresentare la complessità della nostra società. Siamo noi che ci “tagliamo addosso” la moda. Decidiamo noi la taglia ed il taglio che ci piacciono di più. La moda sizing diventa un pullulare di iniziative che non nascono per sfidare il mainstream, ma per completarlo, per riportarlo alla quotidianità, ricontestualizzarlo nel tessuto sociale e nella sua complessità.

Non si nega l’autorevolezza della grande moda, la si riporta all’uomo, alla donna, al bambino e alla bambina, ai gay e agli etero, ai giovani e ai vecchi. E’ una moda dinamicamente definita e in continuo divenire, una moda che non corrisponde a una casta ma che si impara a fare, anche con la colla e il cartone ma, soprattutto, attraverso la partecipazione e la condivisione di esperienze. E’ la natura stessa della moda, prodotto della creatività individuale e modo principale di espressione, che ci impone di adottare una visione dinamica, un’attitudine sizing alla moda.

Da Bologna a Milano allora, il racconto di due storie di moda dinamica e viva, due storie di creatività e di volontà di ricongiungere moda e società per andare oltre la divisione tra il mainstream e l’alternativo (o l’indipendente)… Verso una moda nostra.

di Elena Pavan


Redazione

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