A Roma, Le Flaneur: il gusto dei fiori, il profumo del tea

In un quartiere che sembra immobile cinque anni fa è stato inaugurato un fioraio che non è un negozio, una sala da tea che non è sala da tea.

Fiori, dolci, tisane e un’essenza parigina: ecco Le Flaneur. Se i posti sembrano tutti uguali altri non sono paragonabili a niente. In un quartiere che sembra immobile cinque anni fa è stato inaugurato un fioraio che non è un negozio, una sala da tea che non è sala da tea. In molti entrano non sapendo, affascinati da un’atmosfera. “Molte volte le persone chiedono se i fiori sono veri perché sono talmente belli da sembrare finti” ci dice l’ideatrice di questo luogo, Antonia Barrasso, con cui abbiamo fatto una piacevole chiacchierata tra linguaggi dei fiori, ricette segrete e racconti bizzarri.

“A 29 anni ho iniziato con nastri di taffetà e cera lacca. Poi ho cominciato a dire come sarebbero stati bene con un fiore o con un altro.” E così le due passioni che l’hanno sempre accompagnata, i fiori e i dolci, si sono concretizzate in un locale al Fleming. Ma perché proprio qui? “E’ capitato casualmente. La circoscrizione XX mi ha dato la possibilità di avere un locale in zona. Ottenere la parte gastronomica insieme a quella floreale è stata molto difficile. Mi guardavano come se fossi un’extraterrestre”. “Nel giorno di Santa Lucia “Le Flaneur” è stato inaugurato con una calda accoglienza del quartiere”. Questo posto è elegante e sobrio come la proprietaria a cui brillano gli occhi a raccontare. Niente insegne appariscenti: la loro assenza è il più efficace richiamo.

Qui si viene per scegliere una composizione floreale realizzata in cappelliere parigine vestite con tessuti o per bere il tea “Amore a Venezia” allietati dalle note di una musica jazz. Mentre parliamo Antonia aggiusta le composizioni sul tavolo toccando i fiori delicatamente. Ci spiega che quello stesso lavoro lo fa, lei o chi per lei, ogni volta che va a controllare gli addobbi negli alberghi per cui curano gli allestimenti.

Oltre alla sala da tea tra i fiori, c’è un mondo che ruota intorno a “Le Flaneur”. E’ un mondo fatto di eventi, di matrimoni, di alberghi e situazioni da mediare. Come la sposa che qualche giorno fa ha chiesto un bouquet di rose rosse e piume nere. “Le ho detto che, forse, era il caso di dividere le cose. É giusto accontentare il cliente, ma non posso far “uscire” delle cose troppo appariscenti.” Antonia e Giorgia ci fanno scendere al piano di Mami, la donna che prepara i dolci con essenze di fiori e ingredienti naturali. Ci mostrano il libro delle ricette, quelle che Antonia annotava da piccola, ora trascritte e affiancate a nuove. Mi sorprendono le scritte ai lati: buono, molto buono.

Questo posto ha la vita nel suo nome. “Le Flaneur”, l’uomo di Baudelaire che “nell’800 girava per le vie di Parigi senza sapere dove andare, cosa fare. Baudelaire diceva che l’artista doveva diventare un “botanico da marciapiede”. Ecco spiegato il mistero di questo luogo.

Andiamo via con l’immagine della piccola Viola, la figlia di Antonia, che già si aggira tra fiori e tisane alla ricerca della sua personale espressione.

Servizio di Federica Rondino |Foto Eleonora Zampelli


Redazione