Ilaria Nistri, una piacevole conversazione con DModa

Ilaria Nistri intervistata per voi da DModa.

La tua carriera di stilista è iniziata nel 2006, a Parigi. Sei più matura oggi? Qual e’ la cosa più importante che hai imparato?

Ad ogni stagione, ad ogni collezione, sei più forte e più matura. E impari – non è un cliché – che non finisci mai di imparare.

Qual e’ stata la tua formazione?

Dopo la laurea in legge ho iniziato una collaborazione con l’azienda di tessuti di famiglia. Qui ho maturato negli anni una ricca conoscenza dei tessuti e la passione per trattamenti e finissaggi. Dopo diversi anni ho deciso che era arrivato il momento di realizzare e presentare al pubblico la mia prima collezione.

Quando e perché hai deciso di diventare una stilista?

Nel 2006. Gli abiti mi emozionano da sempre. Quello che indosso è per me pelle sopra la pelle. Parole senza parlare. E ricordi. Molti momenti della mia vita sono legati all’abito che indossavo, alle sensazioni che questo mi dava. La passione che mi muove tutt’oggi è ancora legata a questo: alla possibilità di creare emozioni da indossare.

Da dove trai ispirazione?

Quello che più mi affascina è un equilibrio non naturale delle cose. Nell’arte, nella natura come nelle persone. Quell’equilibrio instabile che nasce dall’accostamento di elementi pensati e vissuti come lontani e che permette l’emergere di suggestioni inattese. Per questo adoro unire elementi ruvidi, come pelle e metallo, con altri impalpabili, come sete e trasparenze. Di solito il processo creativo parte dai materiali, dai trattamenti subiti dai tessuti, e si contamina attraverso un dialogo serrato con artigiani e tecnici, con i quali s’instaura un legame intimo, fonte di ispirazione reciproca.

Parlaci della collezione S/S 2011.

La collezione LIQUIDA MATRICE SS11 è nata dalle suggestioni che il soggetto di stampa che avevo scelto mi muoveva: una macchia scura con bagliori corallo che si prestava ogni volta a diverse interpretazioni.  Una forma pulsante, un pianeta, un’eclissi. Una cellula mossa da un ritmo profondo, la proiezione di un sogno fetale. Il pulsare di una cellula che prende forma dal ritmo e definisce vite. Come quella del bambino che aspettavo.

La collezione trasmette l’idea di una sensualità conquistata senza sforzo. Qual e’ la tua idea di fascino?

Il fascino per me nasce nella coesistenza dei contrasti, e, soprattutto, dalla consapevolezza di ciò. L’immaginario di donna cui faccio riferimento è quello di una guerriera-fragile: una donna che combatte e tutela la propria fragilità, il cui fascino emerge dalla presa di coscienza rispetto a chi è  e dalla sua capacità di riconoscere e accettare le diverse istanze che la abitano.  Una donna dalla femminilità intensa che vive la moda nella sua accezione più contemporanea: un linguaggio che attiva esperienze e rappresentazioni di sé.  Uno strumento per vivere e raccontare i propri molteplici volti.

Sei una viaggiatrice? I tuoi viaggi ti influenzano?

Ho sempre viaggiato molto, fin da bambina con i miei genitori. Mi hanno trasmesso loro questa passione, che si univa alla scoperta e all’arte.

Ho una collezione di kimoni e tessuti antichi che ho acquistato nel corso degli anni durante i miei frequenti viaggi in oriente. Oggi, nei miei viaggi, tutto è possibile ispirazione: i paesaggi aperti, le gole a picco sul mare, i vulcani, le architetture contemporanee, le chiese, i mercatini dell’antiquariato, il cibo…

Un’icona di stile?

Più di una e di ognuna conservo un aspetto, un tratto, un comportamento, una scelta.

Un’attitudine di stile. Un modo di essere nel mondo. Se Penso agli anni ’20 mi vengono in mente Louis Brooks, Tina Modotti, Frida Kahlo, Marlene Dietrich e Nahui Olìn…

Progetti futuri?

Continuare a elaborare le nuove collezioni come progetti unici che si avvalgono di collaborazioni con giovani artisti, così come è avvenuto con l’artista Tomas Saraceno per la presentazione della collezione AW10/11, e con la compagnia teatrale della neo-avanguardia italiana Santasangre per la collezione SS11.  Si tratta di progetti che cercano di restituire quello che è stato il processo creativo in cui una collezione è nata, e di aprire il sentire su scenari e suggestioni che parlano i diversi linguaggi del contemporaneo.

Federica Italiano


Redazione