Arte a Milano. Artemisia Gentileschi

In mostra da 22 settembre 2011/ 29 gennaio 2012 | Milano Palazzo Reale

Una dura istallazione dà il benvenuto alla mostra a Palazzo Reale a Milano, dedicata alla pittrice di scuola caravaggesca Artemisia Lomi Gentileschi (Roma, 8 luglio 1593 – Napoli, 1653).

Vissuta durante la prima metà del XVII secolo, figlia di Orazio Gentileschi, anch’egli pittore da cui riprese il limpido rigore disegnativo,  Artemisia ha caratterizzato la sua produzione per un latente risentimento verso il mondo maschile (avendo subito uno stupro in tenera età da un amico paterno), concretizzandolo in opere dal forte sapore drammatico e intrise di risentimento psicologico, teatralità e messa in scena estrema dell’impronta caravaggesca.

Questa la testimonianza della pittrice al processo, riportata dalle cronache dell’epoca che rivive nell’istallazione presente alla mostra:

« Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne »

(Eva Menzio (a cura di), Artemisia Gentileschi, Lettere precedute da Atti di un processo di stupro, Milano, 2004>)

Di tutto questo dolore l’artista concretizza opere, celebre Giuditta che decapita Oloferne, che stupiscono per la loro modernità, nei concetti e nella proposizione scenica, per l’utilizzo dei colori e la delicatezza degli accostamenti cromatici.

Colori squillanti della tavolozza e  luminescenze seriche delle vesti (l’udo del giallo divenne inconfondibile), l’attenzione perfezionistica per la realtà delle vesti,  dei gioielli e delle armi e l’interessante composizione delle immagini così sfacciatamente moderne e sconvolgenti anche nei ritratti sono una peculiarità della pittrice.  I portrait femminili di Artemisia Gentileschi sono intrisi di tale forza espressiva che il suo linguaggio pittorico anche quando ad essere ritratte  erano le famose eroine bibliche,  pare siano il simbolo della ribellione alla condizione in cui le condanna l’essere femmina.


Redazione