Storie DModa. The Crying Game

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I know all there is to know about the crying game | I’ve had my share of the crying game | First there are kisses (kisses), then there are sighs | And then before you know where you are | You’re sayin’ goodbye (Geoff Stephens, 1964)

Un gioco pericoloso, un intreccio tricotico asfissiante che sublima il corpo in panorama esplorativo, bodyscape sperimentale, ne altera le intenzioni, spingendolo a trovare la verità: il difficile  rapporto tra bellezza disarmonica ed estetica visiva, tra trame borghesi e legami tricotici.

Se il consumo del piacere si fonda sulla costante produzione e riproduzione di segni ben riconoscibili – in una giostra di passivo conformismo del corpo merce, del corpo espositivo di codici estetici tranquillizzanti – la negazione del visus incoraggia l’interazione drammatica.

Il corpo si sveste di significati simbolici canonici, educando chi osserva alle differenti interpretazioni dei segni: la maschera, l’abito, il busto. La dimensione simbolica dello scatto, la luce, la prospettiva alterano la realtà lineare creando sottili trame interpretative.

L’immagine estetica del corpo-panorama ridefinisce il modello percettivo. Il viso celato o negato innova il linguaggio visivo, connettendo  la cultura visuale tradizionale al nuovo concetto di corpo come opera d’arte.

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Concept Studio DModa| Fotografia e  video: Marco D’Amico | Fashion Editor: Romina Toscano e Marco Grisolia | Makeup and hair Creation: Antonio Ciaramella | Model: Claudia Stanica


Redazione