“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” ovvero l’arte del riciclo. Intervista a Barbara D’Altoè, vincitrice del MArteLive.

Camere d’aria, copertoni di vecchie auto, biciclette, moto e camion. Se pensate che la moda non abbia nulla a che vedere con tutto ciò, vi sbagliate di grosso. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, diceva qualcuno, qualche secolo fa. Ed è questa la filosofia che oggi ispira Barbara D’Altoè, giovane artista trevigiana, vincitrice dell’undicesima edizione del MArteLive per la sezione moda e riciclo. Con la sua Maison Ròde, Barbara porta avanti la propria personale battaglia contro il consumismo e la cultura dello spreco: lo fa realizzando borse, cinture, cappelli e altri accessori di abbigliamento, servendosi esclusivamente di materiali gettati via. In una parola: riciclando. Perché la vita di un oggetto non si esaurisce con il suo consumo. Un aspetto che in molti trascurano, ma di cui progetti come Maison Rodè ricordano e valorizzano l’importanza. E la moda tutta, così, si reinventa e si rinnova.

Barbara D’Altoè svela oggi a DModa il senso profondo della sua ricerca.

Quando hai scoperto la tua passione per la moda?

Sono sempre stata attratta dai vestiti particolari. Ricordo la prima volta che vidi dei punk: rimasi a bocca aperta, affascinata. Avevo sedici anni e iniziai così a dare vita alle mie creazioni. In realtà, la passione per gli abiti c’è sempre stata: già da piccola confezionavo vestitini per le bambole. Ho sempre amato l’estetica, perché svela e rappresenta la personalità della gente. Però non sono mai stata interessata alla moda delle riviste o alla bellezza imposta dai media. Ho iniziato a studiare la moda dei grandi stilisti soltanto dopo aver vinto il primo premio al concorso “Sicilia di Moda”, a febbraio 2011. Da quel momento ho capito che sarebbe stato meglio informarsi su questo mondo così distante da me. Quando sono venuta a conoscenza dello stilista Alexander McQueen, la mia visione della moda è totalmente cambiata. In questo senso, è dunque da un anno circa che mi interesso di moda.

Come è iniziata la tua carriera artistica?

Ho frequentato il liceo artistico e poi mi sono laureata all’Accademia delle Belle Arti di Venezia: il mio primo interesse è sempre stata l’arte. Ho anche studiato danza per dieci anni, perché mi hanno sempre affascinata tutte le espressioni artistiche. Ho iniziato dipingendo, poi ho fatto foto e installazioni. Infine è arrivata la gomma.

Le tue creazioni sono estremamente originali e fuori dalle righe. Da cosa nasce l’idea di servirti di materiali riciclati?

Ho uno sfrenato amore per tutto ciò che la gente reputa scarto. A casa mia non si buttava mai via nulla e quindi anche per tutte le mie creazioni artistiche usavo quello che trovavo: reti metalliche, vecchi ferri e attrezzi da lavoro del nonno. E poi adoro andare in discarica, trovo che le cose vecchie che la gente butta abbiano un’anima. Mi piace immaginare come venissero utilizzate prima, prenderle e dar loro nuova vita. Inoltre odio il consumismo: per questo le mie creazioni nascono da ciò che questa società getta via, rovinando l’intero ecosistema.

Riciclo: una scelta estetica e una filosofia di vita. Quale delle due componenti prevale nella tua ricerca artistica?

Sicuramente una filosofia di vita.

Veniamo al tuo ultimo traguardo: la vittoria all’undicesima edizione del MArteLive, per la sezione moda e riciclo. Ti aspettavi questo successo?

Se devo dirti la sincera verità: non lo escludevo. In ogni caso, hanno partecipato degli artisti talmente bravi che non lo davo neppure per scontato.

Il MArteLive è un grande palcoscenico e un ottimo trampolino per gli artisti emergenti. Cosa ti aspetti da questa vittoria?

Sicuramente sono molto felice di aver partecipato al MArteLive, perché mi ha dato e mi sta dando la possibilità di fare cose nuove e soprattutto di conoscere artisti di grande livello. L’interazione tra artisti è molto producente e importante, ti stimola e ti dà la forza di continuare sempre e di non mollare mai. Quindi quello che mi aspetto è di portare avanti questi ottimi rapporti e continuare con le collaborazioni.

Un’ultima domanda, forse la più spinosa: quanto è difficile oggi guadagnarsi uno spazio nel mondo della moda?

Per ora non riesco ancora a viverci. Non ho una mente commerciale, devo imparare ancora molte cose. Non conosco ancora bene il mondo della moda, ma penso che con la tenacia, la fiducia, il continuo lavoro e il continuo rinnovarsi si possa arrivare ovunque. Soprattutto se sotto ci sono ricerca e valori da difendere e portare avanti. Il mondo non è bello, ma sta cambiando: la gente sta aprendo gli occhi e penso che abbia voglia di qualcosa di realmente autentico e genuino. Sono molto fiduciosa.

Giulia Carrarini

Photo: Anna Lott Donadel


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