Cult bags. Borse uniche, oggi come ieri

Hanno 50, 60 o 30 anni, sono state spesso ispirate da donne illustri, e sono l’evergreen per eccellenza. Borse uniche, oggi come ieri. 
di Chiara Caputo 
Alcuni accessori attraversano indenni i cambiamenti che la moda impone, una stagione dopo l’altra.
Alcune borse, che possiamo definire Hit-Bags, ‘borse culto’, ne sono l’esempio più lampante. Cambia l’abbigliamento, variano i diktat della moda, ma indossare, ad esempio, una ’2.55′ di Chanel, anche su un semplice pantalone nero e una camicia, rende immediatamente chic il tutto.
Per iniziare questa carrellata, dobbiamo tornare agli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale.
Una stilista italiana, Giuliana Coen Camerino, fondatrice della maison veneziana Roberta di Camerino, da lei ideata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ebbe, mentre si trovava al circo, una vera e propria illuminazione. Inaspettatamente, lo spettacolo di un nano, e il suo buffo nome, le ispirarono la magnifica Bagonghi, piccolo bauletto in velluto dalle tinte forti, con comparti verdi, rossi e blu, ricamato in oro e con stemmi.
Questa piccola borsa, da lei creata durante un suo soggiorno in Svizzera (ove ella cercò rifugio, con la sua famiglia, per sfuggire alle persecuzioni fasciste) è diventato l’emblema di un’italianità elegante, che la portò, assieme alle creazioni di prêt-à-porter, a vincere, pochi anni più tardi, l’Oscar della Moda.
Modelli firmati Roberta di Camerino, e il celebre logo della maison
Grace Kelly sfoggia la Bagonghi. Roma, 1959
Siamo addirittura negli anni Trenta, quando la maison Hermès, allora retta dai nipoti di monsieur Thierry (professione sellaio, e fondatore nel 1837, del celebre marchio), i fratelli Adolphe and Émile-Maurice Hermès, creò una borsa che è entrata nella storia.
Era, precisamente, il 1935, quando nacque un modello di borsa rigida da passeggio, con chiusura in metallo con tanto di lucchetto, dopo aver apportato delle modifiche all’iniziale progetto di creare una borsa da sella, da utilizzare durante le battute di caccia, quindi, sportiva, e affatto elegante.
Questo modello di ‘tote‘ riscosse subito i favori del pubblico, ma fu solo nel 1956 che la borsa ottenne successo mondiale, dopo essere stata immortalata sulla copertina della rivista Life, al braccio della splendida Grace Kelly, neo principessa di Monaco, nel tentativo di nascondere dai flash dei fotografi i segni della sua prima gravidanza.
Da allora, la borsa è nota come Kelly Bag, la Kelly di Hermès, ed è divenuta un vero e proprio oggetto di culto, un must have, sempre attuale, presente nel guardaroba non solo delle signore più attempate, ma anche delle giovanissime. Eccone anche una innovativa versione in vimini, con dettagli in pelle, proposta nella primavera/estate 2011, denominata Kelly Picnic Bag.
Sempre Hermès creò, nel 1984, la Birkin Bag, in onore di un’altra celebre donna, Jane Birkin, mito degli anni ’60 che, con la sua tormentata storia d’amore con Serge Gainsbourg e i gemiti e i sospiri di Je t’aime… moi non plus scandalizzò i benpensanti del tempo.
Questa è una borsa sempre in pelle, ma molto più grande e capiente, anche se non meno elegante.
Divenuta anch’essa un simbolo, un must have, per ogni Fashion addicted, anche per la sua comodità e praticità.
La sfoggia, in vari colori, la già ‘Posh Spice’ Victoria Beckham
Un mito, per tante generazioni, sempre attuale, sempre il massimo: questo rappresenta la 2.55 di Chanel. Il nome forse dirà poco ai più, ma questa borsa in pelle matelassé, con tracolla a doppia catena e il logo della celebre griffe, con le due ‘c’ che si intrecciano, ha fatto storia. Come si evince, è datata Febbraio 1955.
Erano gli anni ’60, e lei stava creando -nel suo ruolo di irreprensibile First Lady, prima, e di signora Onassis, poi -un suo stile, quanto mai personale, quanto mai copiato, e ancora oggi considerato sinonimo di grande classe.
Lei è Jacqueline Bouvier Kennedy, coi suoi pantaloni Capri, le sue pashmine, i suoi indimenticabili tailleurini bon ton con fiocco.
Per lei la maison Gucci creò una borsa dalla forma innovativa, con manico che forma una ‘O’. Ecco a voi la Jackie O’, per l’appunto.
Amata dalla First Lady, che la sfoggiò nelle più diverse occasioni.  
Un modello che può essere anche sportivo, ma che conferisce a chi la sfoggia un tocco in più.
L’ultima vera principessa, la ‘principessa triste’, Lady Diana Spencer, fu, infine, l’ispiratrice di una borsa grande, di pelle, estremamente sofisticata:
la D-Bag di Tod’s. Erano gli anni Novanta.

Redazione