Cecil Beaton. Una vita per l’arte

 Tributo al più grande di tutti: arte a trecentosessanta gradi, attraverso il Novecento.
Una delle personalità più grandi del Novecento. Poliedrico, inarrestabile, capace di eccellere in tutti i campi, dal costume alla fotografia. È stato emblema dell’arte, declinata in tutte le sue forme. Sir Cecil Walter Hardy Beaton -questo il nome completo- ha rappresentato una vera e propria leggenda. Londinese, laureatosi a Cambridge in Storia e Architettura, due Oscar, per Gigi e My Fair Lady.
Ed è con quest’ultimo, indimenticabile musical, che Cecil Beaton entra nel mito: un successo senza precedenti, una Audrey Hepburn al massimo del suo fulgore e della sua bravura, e poi lui, il magnifico abito con cui la ex venditrice di fiori si innalza a sofisticatissima Lady high society. È così che nacque un mito.
Pochi riescono ad affermarsi in più campi contemporaneamente, ottenendo un successo mondiale in entrambi: Cecil Beaton ci riesce, diventando, contemporaneamente, a partire dagli anni Trenta, uno dei più apprezzati fotografi, un avvincente autore di diari, uno scenografo, un interior designer e, più avanti, un costumista leggendario. Sempre affamato di nuovi stimoli, non si ferma ai riconoscimenti ottenuti nella fotografia.
Fotografo dell’edizione britannica di Vogue 1931, e poi ritrattista per Vanity Fair, passarono davanti al suo obiettivo veramente in tanti, dai membri della famiglia reale alla divina Greta Garbo. Chiunque posasse per lui, veniva messo a nudo, come una dolcissima Marilyn Monroe, ritratta in alcune delle sue foto più belle, con una margherita in bocca. Richard Avedon, genio della fotografia, definirà le foto di Beaton un romanzo visivo, quasi una cronaca proustiana.
Poi, l’inizio di una nuova avventura, come costumista, l’arrivo a Broadway, e la consacrazione definitiva. Erano anni che si chiedeva se fosse l’abito o la donna, come testimonia un saggio del 1946, pubblicato da Vogue: anni trascorsi a fotografare le creazioni di altri designer, anni di osservazione meticolosa, di dubbi e speculazioni come queste.
Salvo poi rispondersi che era la moda, l’unica cosa che contasse davvero. A disagio con le donne emaciate degli anni della guerra, non amava il tubino nero e la modestia con cui erano solite abbigliarsi, ma auspicava il ritorno ad una moda impressionistica, quasi l’avvento di nuovi Renoir e Rubens, ma nella moda.
Ed ecco la sua Eliza Doolittle, fieramente eccessiva, tra volants e accenni settecenteschi, in una mise che ha letteralmente costruito un mito.
Beaton ha amato la bellezza in tutte le sue forme, esaltandola e consegnandola ai posteri. Innumerevoli i fotografi di ieri e di oggi, che gli hanno dichiarato amore, dalla sua contemporanea Louise Dahl-Wohlfe a Mario Testino e Nick Knight, oggi. Cecil Beaton ha vissuto una vita in simbiosi col bello e con l’arte, in ogni forma. Un outsider, versatile, eclettico; impossibile da definire e categorizzare, la bellezza del suo lavoro, patrimonio artistico di impareggiabile valore.
  di Chiara Caputo

Redazione