Vent’anni senza Audrey Hepburn. Il ricordo della nipote, in esclusiva per DModa

Ci lasciava vent’anni fa, il 20 gennaio 1993, la più grande icona di eleganza.
Non c’è donna che non si sia ispirata a lei, personificazione della classe. 
Indimenticabile, in film come Colazione da Tiffany e Sabrina. 
Ineguagliabile, il sodalizio stilistico con monsieur Hubert de Givenchy, che ha consacrato il tubino nero di ‘Colazione da Tiffany” a capo principe del guardaroba femminile. Splendida la sua amicizia con un altro grande della moda, Cecil Beaton.
All’anagrafe Audrey Kathleen Ruston, nata in Belgio e cresciuta tra Olanda e Regno Unito, bellezza moderna, esile e raffinata. La sua proverbiale grazia si deve al sangue blu che scorreva nelle sue vene (la madre era la baronessa Ella van Heemstra, discendente di Edoardo III di Inghilterra) e agli studi da etoile, ai quali si dedicò negli anni del Nazismo.
Protagonista di pellicole indimenticabili, da Sabrina a Vacanze romane a Colazione da Tiffany, Sciarada e My Fair Lady, premio Oscar nel 1954, la Hepburn e’ stata una stella di Hollywood, ma anche sublime esempio di generosità, nel suo decennale impegno a favore dell’Unicef. Bellezza pulita e classe naturale, Audrey Hepburn e’ entrata nell’immaginario collettivo come emblema di eleganza e come la più grande icona di stile di tutti i tempi. Grande esempio di madre e di moglie, dopo il collega Mel Ferrer sposò lo psichiatra romano Andrea Dotti, e Roma divenne, in quel periodo, la sua seconda patria.
Ambasciatrice UNICEF dal 1988, morì all’età di 63 anni, a causa di un cancro al colon. Fino alla fine impegnata sul versante umanitario: solo quattro mesi prima della morte era in prima linea in Somalia.
La ricordiamo attraverso le parole della nipote, Olympia Dotti, artista e depositaria di alcuni aneddoti che condivide con noi, come quando, ancora bambina, vedeva sua zia, la sua zia preferita, andare nella sia camera da letto e chiederle come stessero i suoi pelouches.
“Mia zia riusciva ad entrare nel mondo del bambino, con spirito illuminato da una vivace curiosità e da un’infinita dolcezza”.
Di casa a Roma anche dopo la separazione dal secondo marito, Andrea Dotti, in seguito alla quale si trasferì in Svizzera.
“Conservo gelosamente un biglietto scritto da lei quando è venuta nostra ospite, dopo la separazione da mio zio, per l’amicizia che la legava a mia madre”.
Poche parole, scritte col cuore, che rivelano tutta l’ironia e lo smisurato amore che la donna Audrey Hepburn era capace di donare al prossimo.
L’artista romana, socialite e nipote legatissima al ricordo della celebre zia, ci tiene a sottolineare il grande legame tra bellezza esteriore ed interiore di Audrey Hepburn, perfettamente in linea con il concetto di “Kalé kai agaté“ di origine greca. Non a caso alla Hepburn venne consegnata, tra le innumerevoli onorificenze, anche il premio Jean Hersholt, per il suo straordinario impegno umanitario. Secondo l’Unicef, l’attrice e’ in assoluto la figura di ambasciatrice che continua, anche da non più vivente, a sensibilizzare maggiormente il pubblico, con un fund raising superiore a quello di qualsiasi altra figura di rappresentanza.
Vent’anni senza di lei non ne hanno scalfito la grazia e l’immortale generosità.
Perché la bellezza nasce da dentro.
di Chiara Caputo

Redazione