Trend Fw 13/14. Tartan mania

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Simbolo dell’aristocrazia scozzese in epoca vittoriana, emblema della sottocultura punk negli anni ’70, odi et amo delle fashioniste contemporanee: il tartan  torna a far capolino sulle passerelle.

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Dal genio di  Phoebe  Philo  nasce la  reinterpretazione  del  principe di Galles più innovativa  ed elegante della  stagione : cappotti  oversize , privati di ogni spigolo e addolciti attraverso rassicuranti rotondità, si ricoprono di un check soffice, quasi impalpabile, che prende vita dal cachemire double  lavato.  Non solo capi spalla, ma anche morbidi dolcevita con grandi colli quadrettati , sovrapposti a gonne tartan fascianti e sinuose:  un gioco di colore e geometrie  in cui simile e dissimile si  coniugano in un  perfetto equilibrio che non è mai too  much . Céline  racconta così una donna sensuale e rigorosa, elegante e comoda , che gioca di ossimori e si proietta nel futuro .

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Sfortunata  eroina  grunge, sfrontata  e disinibita groupie , un po’ Courtney  Love,  un po’ Nancy Spungen , è invece la donna proposta da Hedi  Slimane  per  Saint  Laurent. Le lunghezze si accorciano, montgomery e  cache-coeur  acquistano un’allure rock avulsa da tutto ciò che era  Monsieur  Yves. Capo cult in passerella diventa  il camicione scozzese  rigorosamente in flanella: over –  sovrapposto a pantaloni  iper-skynny di  pelle – oppure  rivisitato  in chiave  bon ton, nel classico tartan rosso  con colletto ben inamidato e abbinato a biker boots borchiati.

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Squisitamente british le proposte firmate Moschino, la cui collezione è un vero e proprio omaggio all’Inghilterra, un viaggio che parte da  Londra e  culmina sulle colline gallesi, tra cornamuse e  castelli. Cappelli rubati alla polizia inglese o ai fantini, pochette  e borse a mano, classiche giacche spencer e pea coat militari “si vestono” di quadrati. Sicure e divertenti, le donne Moschino somigliano più a giovani  promettenti di Buckingham Palace che giocano  a reinventare il “sacro” Balmoral di famiglia, piuttosto che ad austere ed impenetrabili nobili signore, stanche di  una  vita mai  vissuta  fino in fondo.

Maria Francesca Milardi


Redazione DModa