Cristina Miraldi Spring/Summer 2014. L’estate dell’avanguardia

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L’estate è un progetto. È uno sguardo sul nuovo anno e una dichiarazione d’intenti. È una condizione che fluttua tra la voglia di nuovo e  la sospensione dei pensieri. L’estate, la bella stagione, porta con sé il vento caldo della novità, con un alito di nostalgia e la voglia di sperimentare quanto mai fatto prima.

In un gioco di assemblaggi e trasformazioni si concretizza la collezione primavera/estate 2014 di Cristina Miraldi, trentenne milanese che nel 2009, anno del suo esordio, vince il concorso “Fashion Incubator”, culla di nuovi talenti ad opera della Camera Nazionale della Moda. Tra i 140 Emerging Designers menzionati da Vogue Italia nello stesso anno, Cristina conquista da subito le passerelle più importanti: da Milano a Berlino, da Tokyo fino alla consacrazione parigina. Una formazione accademica forte, unita alla crescita nel ricamificio di famiglia, sono gli elementi alla base di un progetto che mira a vestire la donna di innovazione e avanguardia.

Il gioco delle contrapposizioni si esplica nelle strutture reticolari, nei ritagli e nei ricami di plastica e Swarovski sui colli e sulle maniche delle bluse morbide e cadenti. La sinuosità delle linee  pone l’accento sul paradosso di un’asimmetria simmetrica, che scolpisce una silhouette definita e rigorosa. Il corpo, che in estate ama scoprirsi, viene celato da volumi ingombranti e plasmato al volere della deformazione concettuale dell’abito. Nessun estremismo materico, però: Cristina rende il lino e le materie naturali come cotone, seta e pelle assoluti protagonisti, perché nell’avanguardia stilistica trovi posto la forza di materiali resistenti e dall’estrema vestibilità.

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L’estate di Cristina Miraldi è in bilico tra emozione e ragione: il più classico degli assemblaggi si innesta con la più sensuale delle innovazioni. L’avanguardia stilistica non cerca lo stupore e la sperimentazione estetica è silenziosa, per poi esplodere nelle deformazioni dei volumi, negli allungamenti delle linee che rimandano ad altre stagioni, negli andamenti irregolari delle geometrie. Una tensione alla progettualità facilmente rintracciabile nelle stampe che ricordano la precisione dei disegni tecnici e sono protagoniste di giacche, mini dress e gonne con innesti in pelle dalla lavorazione perlata. È nel momento in cui la collezione ci accompagna nella contemporaneità, che ci spiazza, facendo posto a giochi di luce ottenuti dalle plissettature nelle mini svasate a vita alta, a colori calmi come il mare in estate, a una palette cromatica che non grida, ma racconta di colori iridescenti che virano verso il pastello, approdando poi a nitidi bianchi e neri che segnano un orizzonte netto.

Un’estate calma che cela dentro di sé il tumulto della giovane designer. Una tensione all’evoluzione che non manca di voltarsi indietro, per rubare i segreti di una tradizione e renderla avanguardia.

Andrea Pesaola

 

 


Redazione DModa