Fabrizio Talia “FRAMES”, 2013: unclassified fashion

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Dopo un percorso durato diciassette anni, la consapevolezza. La volontà di riprendere in mano il proprio talento e la propria ispirazione. Non riconoscersi nella frenesia, nel mercato della compravendita, realizzare che la passione, la spinta e il desiderio, non appartengono a quella moda. La stessa che ha fatto di se stessa un circo, un grande spettacolo che, con le sue luci abbaglianti, enfatizza solo la voglia di esserci a tutti i costi. Cosa resta una volta che i riflettori si spengono? Quanto di noi c’è nel tritacarne mediatico che quattro volte l’anno sminuzza città, persone, giornalisti e blogger?

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Fabrizio Talia nasce a Reggio Calabria nel 1979. Si laurea in design della moda a Roma e, nel 2002, vince l’International Talent Support, uno dei concorsi di talent scouting più in vista dell’intero fashion world. Una carriera dalla rapida ascesa: fianco a fianco con Galliano da Dior a Parigi, Roberto Cavalli a Firenze, Moschino e Dolce & Gabbana a Milano. Esperienze professionali importanti, che da sole varrebbero altrettante carriere. Poi, dopo una crescita intima e personale, lo stop. Il silenzio. Fabrizio riparte da sé e lancia il suo progetto Es Artisanal, che parla la lingua dell’arte. Pulizia, spazio, ordine, sintesi. Recidere il superfluo, lasciare che emerga solo ciò che conta davvero: un nuovo concetto d’arte che si innesta di moda. Mettere a tacere i richiami delle luci della ribalta, dello stordimento dei sensi. Azzerare l’abito, ricostruirlo, far sì che sia interprete dell’Es, e cioè, parafrasando Freud, della voce della natura nell’animo dell’uomo.

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Frames” nasce dalla collaborazione con il restauratore Luigi Achilli. Fabrizio resta folgorato dall’ordine che può generare il caos della bottega di un restauratore e decide di salvare alcune cornici d’oro dando loro un significato estetico inedito. Collage di diversa fattura danno vita alla nuova figura di Es Artisanal: dal barocco al neoclassico, tutti gli elementi sono combinati con l’accattivante rigore della contemporaneità. Un’operazione ponderata, che scaturisce dalla volontà di collocarsi al di fuori del sistema moda, aprendo la strada di fatto a qualcosa di mai visto prima. In questo progetto, infatti, lo spirito creativo di Fabrizio Talia si armonizza alla perfezione con l’artigianalità di Luigi Achilli, producendo una miscela assolutamente perfetta di tradizione e innovazione, che trasforma l’oggetto della quotidianità in un pezzo di arte applicata.

Raccontare Frames è parlare di un approccio alla vita e alla creatività sui generis. È narrare un’unicità che si esplica attraverso materiali e trattamenti unici nel loro valore, è un coinvolgimento totale nella realizzazione del progetto. Il designer solo si fa carico dello sviluppo della collezione, senza alcun passaggio intermediario.

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Cade anche il concetto della continuità stagionale: lo sviluppo di ogni collezione va di pari passo con la ricerca nei mercatini vintage e d’antiquariato. Una totale libertà di espressione che non vuole sottostare alle rigide regole di uscita in passerella, ma risponde solo alla dilatazione dei tempi necessaria per ottenere un prodotto onesto e innovativo. I materiali provengono tutti da aziende di recente fallimento, per sottolineare ancor di più il ruolo che i giganti dell’economia-moda ricoprono all’interno di un sistema che rischia di non lasciare traccia di un passato fatto di artigianalità e confezione.

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Fabrizio volutamente decide di non fare vita pubblica, astenendosi dal rilasciare alcuna intervista. Un  prodotto appannaggio di pochi, se non del mercato dell’arte. La ferrea volontà di non vedere i propri capi indosso a personaggi dello spettacolo, ma esclusivamente a critiche d’arte. Inserirsi in un solco mai percorso prima, con tutte le difficoltà del caso, ma essendo sempre consapevoli di realizzare qualcosa per lo spirito e non per il mercato.

Questa è Frames, questo è l’universo, forse inesplorato, di Fabrizio Talia.

di Andrea Pesaola


Redazione DModa