I gioielli surreali di Coliac. Intervista a Martina Grasselli

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martina grasselliStudi di Architettura e interior design, laurea in Fashion and Texile design al NABA a Milano, mesi di approfondimento delle proprie conoscenze presso l’ Ecole Superieure des Arts Apliques Duperrè di Parigi. E poi ancora collaborazioni con grandi brand del calibro di Stella McCartney, Angelo Figus, Breil Milano, Jean Paul Gaultier e Christian Louboutin. Un vasto bagaglio di esperienze accompagna Martina Grasselli, designer emiliana di accessori e, in particolare, di gioielli, che nel 2009 fonda Coliac, un progetto dedicato alla nonna materna, dalla quale deriva il nome del brand, e a tutte le donne della sua famiglia.
Martina Grasselli dà vita, collezione dopo collezione, a oggetti dagli stili diversi e dalle forme geometriche, surreali, ma originali, utilizzando materiali differenti come ottone, bachelite o resine, mescolati assieme. Creazioni artistiche dal gusto contemporaneo e sofisticato, con un pizzico di ironia, per un mondo di colori, linee e contrapposizioni che hanno conquistato il pubblico femminile. Scopriamo qualcosa di più su questa giovane designer e il suo brand Coliac.

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Dagli studi di architettura e interior design al jewellery design. Qual è stato il motivo principale che ti ha spinto verso i gioielli?
Non c’è un motivo preciso, mia madre è una collezionista di bigiotteria antica e vecchia, come la maggior parte delle donne della mia famiglia e quindi sono sempre stata circondata da accessori di tutti i tipi e penso che sia stato un passaggio naturale. In realtà, mi interessa tutto quello che riguarda la ricerca, il design e la creatività, che sia una forchetta, un vaso, una borsa o un gioiello. Mi piacciono gli oggetti in generale, sopratutto quelli che decorano. Tutto è iniziato durante lo stage, diventato poi lavoro, da Stella Mc Cartney, per la quale seguivo il prodotto di tutti gli accessori e quindi giravo per aziende in tutta Italia: un giorno mi è capitato di conoscere un artigiano che faceva i bijoux ed è stato amore a prima vista. Da quel momento non ho mai più lasciato il mondo dei metalli e gioielli.

Hai lavorato per grandi nomi della moda, come Stella McCartney, Jean Paul Gaultier, Christian Louboutin e molti altri. Che cosa hai ereditato da queste esperienze lavorative? Hanno influenzato in qualche modo Coliac?
Ho ereditato tanta esperienza, conoscenza e ho imparato ad avere tanta pazienza. Sono state e continuano ad essere esperienze bellissime, molto istruttive, che mi hanno fatto capire l’importanza di lavorare in un team, le dinamiche aziendali, le differenze con le aziende italiane. Sicuramente hanno influenzato il mio stile, ma sopratutto mi hanno fatto conoscere tantissime aziende italiane, pellettieri e artigiani con cui poi, in seguito, ho lavorato.

Qual è lo stile del tuo brand?
Lo stile è surreale, ironico, ludico e retrò.

Figure liquide, Figure solide, Eccedenze, Africans, Secesija e Zang Tumb Tumb sono nomi di alcune tue collezioni. Come nascono le tue idee e da cosa trai ispirazione maggiormente?
L’ispirazione nasce sempre dall’arte, diverse correnti artistiche mi affascinano e, di volta in volta, mi ci immergo per poi trasformare le emozioni che mi trasmettono in progetto. Adoro il periodo Decò, sia nell’arte che nell’arredamento, sono attratta anche dalle geometrie di Malevich e del Costruttivismo russo, dai lavori del Bauhaus, le ricerche grafiche di Sonia Delaunay, i colori primari. Il momento in cui mi concentro di più è la ricerca del tema e solo quando sento il colpo di fulmine, la folgorazione, comincio ad immergermi nei libri, nelle fotografie, nella ricerca di oggetti. Elaborato il concetto iniziale, parto con la ricerca di forme e colori. Scrivo e disegno e, successivamente, passo tutto alle aziende e agli artigiani che mi seguono, cercando di trasmettere anche a loro il mood in cui sono immersa. Loro hanno imparato a tradurmi e questo rende molto efficace lo sviluppo dei prototipi.

Coliac nasce come brand di gioielli, ma per la stagione AI 2013/14 hai creato una linea di scarpe. Quando hai deciso di dedicarti a questo accessorio?
Ho deciso di dedicarmi alle scarpe da quando mi è venuta l’idea di “ingioiellarle”. Da qui nasce una collezione di scarpe/gioiello femminili, ma dalla forma maschile, completamente decorate da pietre e borchie colorate, piercing con strass o giro tacchi perlati. Sono contenta di aver creato questo link tra il mondo del gioiello e la scarpa bassa e tutto deriva sempre dal mio amore per il decoro. Credo che un accessorio come un gioiello, una scarpa o un cappello decori e vesta un abito, anzi lo completi. Non è la prima volta, comunque, che disegno scarpe: ho avuto la fortuna di cominciare a confrontarmi con il mondo della calzatura già durante lo stage da Stella Mc Cartney e, in seguito, attraverso un’esperienza molto stimolante di collaborazione con Angelo Figus.

Le tue creazioni sono originali, ironiche e lontane dalle forme dei gioielli classici. Voi trasmettere qualcosa in particolare nelle varie collezioni o esse sono il semplice prodotto della tua creatività e passione?
Semplicemente vivo le cose che faccio come se creassi qualcosa di unico. Gli oggetti che creo sono la voce della mia creatività e di quella che è la mia idea di bellezza.

Erika Molinari


Redazione DModa