Un americano da Moschino: Fall Winter 2014-2015 collection

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Il 27 febbraio 1940 nasceva Franco Moschino, l’anarchico della moda. Una carriera folgorante, in bilico tra dissacrazione e couture. Un  genio, che ha saputo scardinare i dettami di una moda che gli stava stretta, confezionando gli abiti più belli del pret-à-porter italiano degli anni Ottanta e Novanta. Moschino muore nel 1994. Un’eredità ricca, ma pesante: si può eguagliare il genio?

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Vent’anni dopo ci pensa Jeremy Scott. Un debutto che ha fatto parlare molto gli addetti ai lavori e i semplici appassionati di moda. La collezione Fall-Winter 2014-2015 presentata a Milano durante la settimana della moda da poco conslusasi, e preceduta da una pre-collection che ne anticipava umori e toni, è un ritorno agli anni d’oro della Maison. La stessa irriverenza, la stessa voglia di stupire: il designer americano attinge a piene mani dall’archivio storico dell’azienda, ma non riesce ad andare oltre.

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Abiti iconici, modelle come cameriere di fast food, borsette “servite” sui vassoi del Mc Donald’s (il cui richiamo è esplicito in ogni singolo pezzo): un inno al fast fashion, con la voglia di puntare il dito sulla velocità estrema con cui corrono le collezioni. Sei mesi? Piuttosto sei ore: recensite sui social networks, non hanno nemmeno il tempo di essere digerite a dovere che già probabilmente non se le ricorda più nessuno.
Ma quando il fast è decisamente troppo fast? Quando la provocazione fine a se stessa scalza la riflessione? Sempre che di riflessione si possa parlare in passerella.

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Non c’è dubbio che le maxi maglie e le camicette proposte da Scott saranno tra le più gettonate del prossimo inverno, o che le case per iPhone ispirate alle patatine fritte facciano sognare le blogger di tutto il globo che finalmente avranno qualcosa to-die-for.  Per non parlare di Spongebob sbattuto un po’ qua e là su zainetti, bomber e felpe.

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Il problema è che Scott non porta in passerella il Pop disincantato e graffiante del mondo Moschino, ma, appunto, la MacDonaldizzazione (tanto per fare i sociologi) e il junk food americano. Vada per la massificazione del gusto e l’industrializzazione della moda, ma la sua direzione creativa  ha tra le mani uno degli archivi più ricchi e innovativi  dei decenni scorsi che così rischia di restare schiacciato tra le apparizioni di Katy Perry e una tshirt iconica. Una collezione a uso e consumo esclusivo delle fashion victim, meglio se adolescenti, di mezzo mondo: insomma, tutto il contrario della direzione ostinata e contraria che aveva intrapreso Franco Moschino prima di lui.

“I do not speak italian but i do speak Moschino”, recita la tshirt con cui si presenta Scott alla sfilata. Ma ne siamo così sicuri?

Andrea Pesaola


Redazione DModa