Performing the Self: viaggio nell’universo di Marta Jovanovic

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“Io sono una che combatte per i diritti e la libertà di tutti gli esseri umani nonostante il colore della pelle o la cultura. A New York vengo definita come una femminista da lipstick e stiletto, ma lo trovo po’ banale. Con il mio lavoro voglio uscire da qualsiasi forma di “ismo” , perché ormai è inadatto ai nostri tempi.”

Inizia così la conversazione tra Clara Tosi Pamphili, storica della moda e del costume, e l’artista contemporanea Marta Jovanovic. A volte la moda incontra l’arte e quello che ne deriva è un’interessante panoramica sulla creatività, nel senso più puro del termine.

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Nell’affascinante cornice di Via Panisperna a Roma, lo scorso 23 maggio, è stata presentata la monografia dedicata all’artista “Performing the Self” a cura di Kathy Battista, studiosa e direttrice del Contemporary Art Sotheby’s Institute of Art di New York. In una conversazione informale, quasi “da treno” come è stata definita dalla stessa Clara Tosi Pamphili, Marta Jovanovic ha raccontato nascita e aneddoti attorno alle sue performance. Senza mai staccarsi dal fedele cagnolino, ha spiegato ai presenti i temi portanti dei suoi lavori: la politica, la bellezza e la sessualità. Nata a Belgrado nel 1978, ha vissuto e studiato a Firenze, poi Londra e ora New York. È un’artista che si è sempre confrontata con l’identità, nel suo caso in una duplice declinazione: sia come donna e sia per le sue origini e tradizioni balcaniche. I suoi lavori interdisciplinari sono un invito ad ignorare le nozioni convenzionali di società e ad abbracciare una visione più democratica e libera da tutti i vincoli.

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“È un’artista che, da donna, prende un concetto e lo smonta, lo fa a pezzi”. Queste le parole di Clara Tosi Pamphili a introduzione dell’ultima performance di Marta – che ha visto protagonisti gli spettatori, chiamati a tagliare una parte dell’uniforme tradizionale serba indossata dall’artista – le cui fotografie sono state esposte durante l’evento e messe in vendita ad un prezzo simbolico con l’intento di devolvere l’intero ricavato alle popolazioni alluvionate dei balcani.

Martina Briotti


Redazione DModa