Moschino Uomo Spring/Summer 2015: l’uomo di Jeremy Scott si trasferisce a Londra

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A Londra siamo abituati a vedere di tutto, si sa. La capitale inglese è per antonomasia terreno fertile di sperimentazioni e in un certo senso, anticipando Milano e Parigi, getta il seme per la tendenza che verrà. Probabilmente è a questo che deve essersi appigliato Jeremy Scott, quando ha deciso di far debuttare la prima collezione uomo di Moschino sotto la sua direzione creativa. Una scelta coerente con la filosofia del brand, dicono dall’azienda.

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Ma se negli anni persino un mostro sacro della Londra che fu come Vivienne Westwood ha perso in appeal e originalità, può Jeremy Scott far tremare ancora le passerelle? Quel che è certo è che il designer americano ha continuato l’opera iniziata lo scorso febbraio a Milano, proponendo gli stessi schemi stilistici e alternando in passerella look maschili ad anticipazioni dalla pre-collezione femminile.

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Un uomo in technicolor, addobbato a dovere, che calza loafer color giallo canarino con stampato uno smile. Ragazzotti muscolosi dall’allure vagamente anni Novanta incedono sul catwalk nel loro completo giacca-pantalone rivisitato in chiave pop, da dove sbuca ammiccante il logo di Coca-Cola. Il bomber, ormai da qualche stagione una tendenza prepotente e onnipresente, è oscurato dall’enorme logo che sopra vi campeggia, come un insegna luminosa. Interessante la rivisitazione del classico tuxedo, dissacrato e sporcato di giallo acceso. Niente più: Scott non osa con le lunghezze, né stravolge particolarmente le forme, ma gioca coi colori, le stampe, le trasparenze, a volte calcando forse un po’ troppo la mano.

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Non c’è che dire, l’impatto a livello visivo è notevole. Ma a sfilare non è una delle più innovative e avanguardistiche case di moda degli anni Ottanta, ma piuttosto una label qualsiasi del fast fashion che sembra aver occhi solo per il pubblico di adolescenti adoranti che desidereranno a più non posso un pezzo di quella iconica collezione. Cosa resta di Moschino? L’irriverenza e l’anarchia? La voglia di stupire? No. Solo una scritta gigante, appiccicata un po’ ovunque.

Andrea Pesaola


Redazione DModa