ALTAROMA ALTAMODA | Room Service, l’albergo del Talento

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Abiti, borse e gioielli arricchiscono anche quest’anno le suite del Rome Marriot Grand Hotel Flora, per la sesta edizione di Room Service. Il progetto, diretto e ideato da Simonetta Gianfelici, in collaborazione con Altaroma, tiene fede alla sua impronta che lo pone al centro dell’interesse per l’espressione di artigianalità italiana e tradizione sartoriale.
Così prendono vita le 13 stanze dell’hotel in stile liberty, che si sono trasformate per pochi giorni in veri e propri laboratori, spazi di vita e di scambi, con piccole installazioni e tanta gente a popolare i suoi ambienti.

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Molti i designer che hanno partecipato, come F2A, che ha presentato una linea di borse, realizzate con pellami esclusivamente italiani e manici derivati da un tubolare pieghevole di ottone, vera e propria cifra stilistica distintiva del marchio. E ancora le creazioni di Federica Berardelli: tutte rigorosamente Made in ltaly, le bags sono caratterizzate da un estro sperimentale e innovativo che interviene sugli accessori con gioielli e dipinti, frutto di collaborazioni nate con giovani designer e artisti italiani. E poi pochette, con il marchio Poshead, che ha saputo assemblare due accessori per eccellenza, gli occhiali e la borsa, in giochi di forme e colori che ricordano dei visi stilizzati sempre diversi. Linee geometriche pulite, quasi bidimensionali, per le borse e gli accessori di Retropose. Grande lavoro artigianale invece, per i maestri della selleria italiana De Couture, in una collezione che fonde lusso e naturalezza.

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Tre le designer di gioielli. Flaminia Barosini presenta un’installazione fatta di edera e piante rampicanti, su cui sbocciano le sue piccole opere scultoree, in cui bronzo, ottone e argento si fondono con pelli, smalti policromi e pietre pregiate. Il mondo di Voodoo Jewels invece, nasce dalla necessità di liberare il gioiello dall’accezione classica di oggetto prezioso, attribuendogli un nuovo carattere urbano, forte e ribelle. Come nelle culture tribali le sue creazioni sono il tramite tra una realtà terrena e un mondo incantato. E infine i bijoux di Le Madamadore’, dove l’arte e il design si fondono con la lavorazione della ceramica.

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Molteplici le ispirazioni per le collezioni di abiti presentate durante l’esposizione. Grande cura nella scelta dei materiali per la SS 2015 firmata Alberto Zambelli con decorazioni depurate dall’eccesso. Le pellicce sono la cifra stilistica di Domiaso, che trasforma una selezione di pelli pregiate in cappotti e accessori dalle linee contemporanee e sofisticate. Processo artigianale per i capi di IJO in cui le linee sobrie sottolineano l’idea di mantenere il tessuto quasi intatto. Estetiche urbane derivanti dall’ OP artist Victor Vasarely, per i prodotti di L.Rousseau Urban Couture realizzati nel rispetto dell’ambiente grazie alle stampe realizzate con la tecnica dell’eco-sostenibile transfer.

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Novità assoluta di questa edizione è stata la partecipazione dell’Ethical Fashion Initiative (ITC), attraverso la presentazione di tre brand di giovani designer ghanesi. Un incontro tra culture, alla scoperta dell’artigianalità africana. Anita Quansah London con gioielli sorprendenti, progettati per assomigliare a complesse armature che riflettono la potenza e la forza di chi li indossa. Christie Brown con capi potenti e sofisticati, ma al contempo facili da indossare. E infine le calzature di Mo Saїque, caratterizzate da quell’unico, inconfondibile quid africano, rintracciabile nell’audace scelta di colori e stampe.

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Un evento che si conferma costantemente fucina di  alta artigianalità e  giovani designer, in un mix tra storia e innovazione.

Vania Patriarca


Redazione DModa