Paris Chronicles – Day 3, 4

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Continua la settimana della moda parigina, e subito Carven ci immerge in un’atmosfera sixties. Forme e volumi compongono un color block veloce e intenso: giallo, nero e bianco. I materiali sono preziosi, dalla pelle al pitone e servono a confezionare abiti e capispalla essenziali, sapientemente abbinati a scarpe basse, che ribadiscono quella femminilità di cui questa passerella è il trionfo.

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Alla seconda stagione da direttore creativo, invece, Sébastien Meunier per Ann Demeulemeester, che ha lasciato la guida della maison lo scorso novembre. Un’eredità pesante, quella di un marchio riconoscibile soprattutto perché fortemente identificato con la sua fondatrice. Un codice preciso, semplice da decifrare ma estremamente complesso da riprodurre. Meunier è forse ancora lontano da quello stile gotico e graffiante: una copia, un compito svolto a dovere, ma che non approfondisce. Vale la pena attendere la prossima stagione e lasciarsi alle spalle maxi abiti e capispalla tanto noiosi quanto banali.

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Fa il botto, passateci il termine, Olivier Rousteing da Balmain. Disciplina, un’architettura impeccabile e tagli netti e definiti sono la ricetta del suo catwalk: le lunghezze e gli spacchi sono estremi e scoprono i corpi torniti delle modelle, i materiali sono sexy e sofisticati, come il nylon e la rete. Dalla pelle volutamente nuda alle trasparenze, dalle fasce che coprono appena il seno ai lunghi pantaloni svasati. La raffinatezza di un mood à la Mondrian nelle scacchiere di colore incontra la prorompenza del corpo tornito. Tocco di classe le tute, preziose e eccessive quanto basta.

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Il tulle fa il suo debutto da Rick Owens e disegna una silhouette inedita per il designer: il punto di forza della collezione è il mix di leggerezza di questo materiale, con la complessa pesantezza dei volumi. Un equilibrio perfetto che si racconta in una palette cromatica luminosa, e destabilizza, perché mai da Rick Owens si è osato tanto. A svegliare da quello che pare essere un sogno, le forme, i volumi e i tagli: uno scossone che riporta il tutto su una dimensione cara al designer. Quella del radicalismo.

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Alber Elbaz festeggia il centoventicinquesimo della fondazione di Lanvin e porta in passerella la storia e la raffinatezza del brand. Capi senza tempo in seta preziosa, accessori imponenti su collo e vita, una silhouette pulita e solida che si veste di blazer e vestaglie, si arricchisce di broccati e pizzo, si concede il vezzo dello chiffon e il rigore del cuoio. Un omaggio alla storia della moda e alla storia dello stile che da sempre contraddistinguono il marchio.

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Issey Miyake gioca con le forme e propone ampi colli, giacche, abitini e pantaloni intagliati come origami di carta. Le proporzioni sono studiate al dettaglio, il bianco delle uscite ne accentua la leggiadria in un gioco di lunghezze sempre coerenti col look proposto. Contemporaneamente, ecco bluse e morbidi maxi abiti in chiffon e dal bianco iniziale si vira subito verso il cipria, il rosa antico, il celeste e il giallo, ma sempre mantenendo proporzioni e tagli perfettamente. Le ultime uscite sono in nero e sono quelle dei morbidi pantaloni alla caviglia e delle bluse croccanti.

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Il bianco è il fil rouge anche della passerella di Christian Dior, nelle cui numerose uscite cui Raf Simons racconta capi moderni ed essenziali, con innesti floral dalla preziosità rara. Radical gli abiti con gonna a tulipano, raffinati i lunghi soprabiti neri e marroni in pelle, dal sapore teen ma fortemente iconici i tailleur giacca pantalone con profilature a vista. Una passerella femminile e dal profilo estremamente raffinato, che urla al mondo un legame più stretto di quanto si pensi tra il designer belga e monsieur Dior. Trionfano, infine, le calzature e le borse, ciliegina sulla torta di una collezione impeccabile.

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A prediligere i colori pastello, invece, è la Biancaneve contemporanea di Undercover, avvezza a indossare ampi abiti a corolla, tutù e ampie vesti in lezioso chiffon. Il richiamo alla storia è lampante, grazie agli specchi ovali applicati su giacche e capispalla. Dalla fiaba alla ribellione, però, il passo è breve e la nostra eroina si spoglia del candore per indossare t-shirt e gonne a pieghe trasparenti, si sporca di nero e di stampe over importanti. Altro fil rouge della passerella è la foresta, la stesa foresta incantata che teneva prigioniera Biancaneve: mini abiti le cui stampe richiamano le creature del bosco e foglie preziose tra i capelli fanno da apripista alle ultime uscite, quelle da sera, i cui colori dominanti sono il viola, il rosso dei chiodi e il blu delle gonne.

di Andrea Pesaola


Redazione DModa