STOP AltaRoma. Via la moda dalla Capitale?

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La notizia è di quelle che fa discutere, perché mette d’accordo tutti: “che peccato!”. Già, un vero peccato: potrebbero saltare le sfilate di AltaRoma del prossimo gennaio. Il perché è semplice: l’assemblea dei soci non ha deliberato sulla nomina degli organi statuari e sul contributo consortile per il 2015, ovvero il problema sono i soldi. Per la terza volta in un mese le decisioni sono state rinviate e all’assemblea non è rimasto che deliberare in questo senso.

Quindi? Cosa succede ora? Succede che Roma potrebbe perdere uno dei suoi eventi più importanti e di grande respiro, una manifestazione vitale per la città, per le grandi maison e per i giovani. Di sicuro lo è per Who is on next?, il concorso ideato e promosso da AltaRoma in collaborazione con Vogue Italia, vero e proprio momento di scouting per giovani talenti e di sostegno per giovani designer. Lo è per le grandi maison dell’Alta Moda italiana, Balestra, Gattinoni, Sarli, Curiel, che hanno deciso di rimanere a Roma a sfilare, mantenendo nella capitale la forza artigianale e creativa delle maison. Lo è per i giovani couturier che a Roma hanno aperto le loro maison, a metà strada tra tradizione e sperimentazione. Lo è per le Accademie e le scuole di formazione professionale, che due volte l’anno mostrano i propri talenti e che del circuito di AltaRoma e della stampa internazionale, negli ultimi anni sempre più presente, si nutrono. Lo è per l’arte e l’artigianato che hanno trovato in Roma fucina e terreno sperimentale, e impareggiabile supporto.

Finisce qui la favola? Noi speriamo di no. Le istituzioni romane e Roma probabilmente la moda non la capiscono. Non si capisce un potenziale sul lungo periodo non solo per la Capitale ma per l’Italia intera. Basti fare alcuni nomi che dalla fucina di AltaRoma sono usciti e che oggi sono il fiore all’occhiello dell’Italia che va avanti, del Made in Italy, di quell’Italia che non porta i capitali all’estero, ma investe sulla qualità del territorio, tra tutti Marco De Vincenzo, Albino, Gabriele Colangelo, Stella Jean, Angelos Bratis, Aquilano Rimondi, Au Jour le Jour, Benedetta Bruzziches i cui fatturai negli ultimi anni si avvicinano ai milioni di euro, e i cui prodotti sono nelle pagine dei magazine internazionali più importanti, nonché nomi ormai fissi nel calendario della Milano Fashion Week. Forse è una città che dopo l’haute couture, potrebbe perdere credibilità su più fronti, in primis sulla capacità di credere nell’Italia che vale, nei giovani talenti e nella tradizione artigianale che guarda al futuro.

Salta, quindi, un’occasione per dimostrare che l’intervento pubblico può sostenere lo sviluppo del settore moda, il secondo settore economico italiano. Salta la credibilità di un Paese che sulla moda basa buona parte della propria economia, salta quel tanto sbandierato know how, tanto decantato in tempi non sospetti. Proprio di occasione parla Silvia Venturini Fendi, attuale Presidente di AltaRoma, «Mi auguro fortemente che grazie all’impegno dei soci – dichiara – si possa scongiurare questa empasse, perché ho il timore che possa perdersi una occasione utile a riconfermare la fiducia nell’intervento pubblico a sostegno dello sviluppo e ricostruire la speranza in uno dei più importanti settori produttivi su cui il Paese potrà contare per la propria ripresa futura».

Magari AltaRoma si farà, sempre che ci si metta d’accordo, ovviamente. Noi ci speriamo.

Andrea Pesaola


Redazione DModa