London Men’s Fashion Week | Sulle passerelle pop attitude, color block e artigianalità

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Si sono spenti i riflettori su Londra. Un compito non facile il suo: inaugurare l’anno della moda maschile, prima di Milano e del colosso Parigi. Come se non bastasse, a complicare le cose ci si è messo anche un certo signor Galliano con il suo debutto per Artisanal di Maison Martin Margiela.

Proprio da Margiela è bene partire per poi andare a ritroso. Posto che la capitale britannica è da sempre culla della creatività e di una moda “alternativa”, ci si aspettava un Galliano coi fiocchi. L’anima di Artisanal, l’haute couture di casa Margiela, è un’anima collettiva, in omaggio proprio alla parola maison, che esprime il lavoro di un’equipe e la volontà del designer di non comparire. Vivi nascosto, invece, non è mai stato esattamente il motto di Galliano: da collettivo a maison intesa come casa di moda, quindi, il passo è breve. Uscita dopo uscita, è sempre più chiara la direzione intrapresa. È possibile coniugare la filosofia della maschera, con la teatralità di Galliano?

A testa alta e con passo deciso, invece, si sono mossi i designer in questi quattro giorni londinesi. Stile è la parola chiave, intendendo creatività e manifattura in parti uguali. I grandi nomi della moda maschile inglese (si legga alle voci Burberry e McQueen) sono in alcuni casi sorpassati da nomi che ai più non diranno nulla.

Agi-&-Sam-1 - Copia

In primis, va citato il lavoro del duo Agi & Sam, famoso per le coloratissime stampe all-over. Una collezione in cui cappotti e capispalla vengono decostruti, quasi fatti a brandelli, senza perdere mai di vista l’arte del tailoring inglese.  Concettualmente complessa? Forse.
Sartoriale, dunque, sembra essere l’aggettivo più comune in fatto di uomo inglese: sempre sulla scia delle variazioni sul tema, ma senza sporcare tutto di colore, si muove la mano di Patrick Grant per E. Tautz. Un uomo schivo, che fa del grigio l’unica nuance possibile. I volumi si espandono, la silhouette maschile viene ridisegnata e si fa nostalgica. Merito dei cappotti oversize.

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Sarah Burton per McQueen, invece, gioca la carta della Storia: il centenario della Prima Guerra Mondiale, infatti, è il fil rouge della collezione. Maxi stampe che evocano parole come onore, valore e verità, sono impresse sui lunghi cappotti, sulle giacche e sui pullover. L’incedere militare delle prime uscite viene poi smorzato dal floral dei bomber e dei parka, per poi scivolare sui completi sartoriali dalla silhouette asciutta.

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Più aggressivo e sfrontato, invece, è l’uomo proposto da Jeremy Scott per Moschino. Cavalcando l’onda dissacratoria delle collezioni femminili, porta in passerella fisici scolpiti e pettorali d’ordinanza, oltre a una bella nevicata, non tralasciando di accessoriare il suo Big Jim con mon boots in pelliccia, kilt in lana e capi in denim effetto patchwork. Chi di sicuro non andrà a sciare è Christopher Bailey. L’uomo proposto per Burberry Prorsum, infatti, incede sicuro in passerella, evocando una certa allure della moda anni Sessanta. I colori sono pop, le stampe geometriche, i motivi floreali: l’inverno va affrontato a colpi di maxi sciarpe, giacche in pelliccia e cappotti imponenti. L’immancabile check spunta nelle varie uscite, silenzioso e mai invadente.

CraigGreen - Copia

Il color block è il punto di partenza di Craig Green. Il designer inglese, infatti, affida al bianco, al nero, al blu e al rosso la sua passerella. Giubbotti tecnici in neoprene e pantaloni dalla vita alta e strizzata disegnano una silhouette energica e decisa, mentre le cinghie a corredo dei capispalla giocano ininterrottamente con gli intrecci e i lacci della maglieria traforata. Tutta un’altra storia, invece, quella raccontata da Sibling, meno seria e più dissacratoria. Il rosa shocking invade il catwalk, ma la cosrtuzione dei capi è impeccabile. Sotto strati di lurex ed eco pelliccia, si nascondono maxi camicie dal gusto sartoriale e pull over size fatti a brandelli.

Andrea Pesaola


Redazione DModa