ALTAROMA 2015: “UN SECOLO DI FORME – IL CAPPELLO MADE IN ITALY”

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Simbolo dalle molteplici valenze, culturali, sociali, storiche, il cappello, con le sue svariate fogge, è più di un semplice accessorio moda. È metafora di creatività, capace di influenzare i codici comunicativi, chiave di volta dell’armonia del gioco dei volumi nella mise femminile.

Ed è proprio a questo capo senza tempo che è stato dedicato l’evento di chiusura della fashion week romana. Nella cornice del Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo ha preso vita “Un Secolo di Forme – Il Cappello Made in Italy” di Patrizia Fabri per Antica Manifattura Cappelli, il più antico laboratorio romano di questo elegante accessorio.

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L’installazione, sotto la direzione artistica dello scenografo Paki Meduri, si propone di ripercorrere, in un secolo di moda femminile, la storia del cappello, narrata a partire dalle forme di legno, nucleo originario di ogni copricapo. Un viaggio che ha la valenza di un racconto e che percorre il passato su un’ideale passerella.

Così sbocciano piccole forme di legno per le cloche degli anni ‘20, bizzarre per i cappelli surrealisti degli anni ‘30, basse e di stile maschile per i cappelli da indossare in bilico sulla testa negli anni ‘40.

E poi geometriche pagode per i sofisticati cappelli da abbinare agli abiti di Christian Dior degli anni ‘50, gonfie toque per cappelli che possano contenere i cotonatissimi capelli degli anni ‘60, “pamele” dalle grandi falde per i cappelli di paglia che rappresentano la contestazione degli anni ‘70.

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Fino ad arrivare alle forme equilibrate e finto bon ton proprie dell’opulenza degli anni ‘80 e ai volumi bizzarri ed impossibili utili alla realizzazione di cappelli da portare solo in sfilata di quegli anni che segnano il declino del quotidiano uso del cappello, i ’90.

Per giungere, in conclusione, alle forme contemporanee, come quella di pagoda gigante realizzata per costruire un cappello disegnato da Roberto Capucci nel 2010.

Trarre spunto dal passato e trasformare il formidabile sapere antico in una visione creativa che proietti le capacità manuali in una declinazione contemporanea e sperimentale. Questo il punto focale dell’evento.

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Così, accanto alla tradizione, si fa largo l’innovazione con l’esclusiva collezione firmata Patrizia Fabri che ha presentato, tra gli altri, un cappello in feltro giallo e piume di fagiano, un turbante scultura in buntal e una Pagoda parasisol.

A chiudere quest’ultima edizione di AltaRoma, dunque, un evento particolarmente in sintonia con la mission della manifestazione, da sempre attenta alla riscoperta e salvaguardia delle attività artigianali e alla tutela e valorizzazione di quei luoghi che conservano l’heritage del Made in Italy e il know how che si tramanda di generazione in generazione: partire dal passato per imparare ad essere parte del futuro.

Mara Franzese


Redazione DModa