SAINT LAURENT FALL/WINTER 2016

Amato e odiato, di sicuro chiacchierato: Hedi Slimane da Saint Laurent non ha lasciato mai nulla al caso. Quello che è accaduto a Parigi durante la presentazione della Fall/Winter 2016 sa vagamente di testamento e addio.

Sin dal suo debutto con la Primavera/Estate 2013 il giudizio di pubblico e stampa sullo stilista parigino è sempre stato netto: sul fronte dei no tutti quelli che – a partire dalla scelta di eliminare Yves dal nome della griffe, rendendolo semplicemente un brand – credevano che la sua fosse solo una mossa di marketing; sul fronte dei sì, invece, tutti quelli che vedono molto di Slimane in Saint Laurent e molto di Saint Laurent in Slimane.

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La collezione presentata a Parigi è forse l’omaggio più compiuto che Slimane abbia mai reso al Monsieur Saint Laurent. Un incedere lento (e, stando a chi era presente, senza musica, ma con il solo accompagnamento della voce di Pierre Bergé che scandisce le uscite) che, modella dopo modella, riscopre i codici tanto cari al grande genio. Una silhouette rieditata che tiene conto del passato e ne fa tesoro.

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Lo smoking, i volant, le grandi e ingombranti pellicce: c’è tanto del padre in questa collezione. Una contemporaneità schiacciante ridisegna la figura delle donne, strizza la loro vite, accorcia i loro orli. Tutto questo è molto Slimane ma, ed è qui il passaggio fondamentale, anche e soprattutto Saint Laurent. A vegliare su ogni look c’è l’estetica skinny-youth (come l’ha definita Sarah Mower su Vogue.com) di Slimane, così presente eppure così defilata. Presente negli abiti attillati, presente nella magrezza sfacciata delle modelle, presente nelle scollature profonde che portano alla memoria le creazioni del grande couturier. Una donna consapevole, proprio come la voleva il Maestro, forte e sensuale che, mani sui fianchi, incede a grandi passi.

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Una liberazione, dunque. Finalmente il periodo di assestamento è finito, il ciclo si è compiuto e il testimone è stato raccolto. Gli anni che hanno separato le collezioni precedenti da questa sono stati solo un periodo di ricerca, probabilmente il percorso necessario per compiere la metamorfosi. Più couture e meno prodotto, più moda e meno stile.

Ogni abito, ogni giacca e ogni cintura grida il nome di Yves Saint Laurent e lo fa con la voce di Hedi Slimane. Il compromesso perfetto, il momento giusto per pensare al futuro della Maison.

Andrea Pesaola

#Talents Trend | Dettagli galaxy per Project149

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Volumi lineari e pattern eterogenei, superfici ruvide e dettagli siderali. Questi gli elementi che pervadono le silhouette dall’appeal geometrico della collezione FW15-16 di Project149.

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Venature iridescenti di ispirazione geologica e applicazioni in plexiglass per  bluse jacquard e cardigan di lana e cashmere. Geodi cristallini campeggiano su sweater e abiti dalle linee pulite, mentre il jersey tecnico  conferisce viscosità a micro top, gonne a trapezio e completi allprint. Immancabile il richiamo sporty – una costante nell’universo stilistico del brand – rintracciabile nei pantaloni cargo e nei dress scuba con coulisse in vita, come nelle bluse in felpa a motivo galaxy.

pr1La palette cromatica segue gli echi naturali: la scala rarefatta dei grigi interseca sottotoni ecrù per giungere poi al bronzo, al verde malachite, al blu avio fino al turchese e all’arancio fluo.

Martina Briotti

#Talents Trend | L’esotico oriente di Chiara Baschieri

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I delicati alberi di ciliegio e i meticolosi giardini zen sono la cornice di una rigorosa riflessione sulle forme tradizionali del Giappone, filo conduttore della Collezione Fall Winter 2015-2016 di Chiara Baschieri.

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Le maniche a campana dall’effetto kimono dialogano con cappe e pantaloni dalle linee over, mentre coat oro in neoprene spalmato e lane cardate danno carattere alla leggerezza delle bluse in crepe de chine. Sperimentalismo materico e tradizione sartoriale nobilitano materiali poveri come la rafia, restituendone un allure sofisticato, anche laddove audaci tagli creano vertiginose scollature iperfemminili.

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La palette cromatica segue le regole della Porcellana di Imari, muovendosi dai toni del bianco, nero e grigio a quelli più accesi del blu elettrico e dell’arancio ossido. Completano il look, poi, le clutch e le cartelle in pelle di vitello e cavallino nei cui dettagli, quasi grezzi e granulosi al tatto, si celano raffinate cesellature geometriche, secondo il naturale approccio allo sperimentalismo artigianale giapponese.

Martina Briotti

#MilanoModaUomo SS16 – Day 2, non solo Prada

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Ammettiamolo, il giorno in cui sfila Prada non ce n’è per nessuno. L’attenzione (per lo meno di chi sta scrivendo) è tutta per la passerella di Miuccia. Ad ogni modo, le aspettative non sono state disattese.

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Il grande gioco delle sovrapposizioni inizia con i bermuda che diventano shorts e scompaiono sotto le grandi camicie aperte; le impunture a contrasto si mostrano vive nei blazer e nei pantaloni slim che si portano con i morbidi spolverini e le maglie zippate. Un attitude vagamente sportiva e sicuramente sfrontata in cui la radicalità dell’outfit emerge in tutta la sua portabilità. Una collezione pragmatica, una vera e propria call to action: la moda si fa breve, contemporanea e corre sui tessuti tecnici di questa ennesima collezione manifesto.

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Di tutt’altro avviso Alessandro Dell’Acqua che per la sua collezione N°21 propone uno stile che fa della praticità la sua bandiera, attingendo a piene mani dal mondo dello sportswear. Salopette, tshirt, bomber: i capi sono classici, i volumi stravolti e ridisegnati, oltre che over e stirati.  Capo must la canotta, impreziosita e sdoganata dalla scelta del pizzo, che s’innalza a nuovo portavoce di un’eleganza personale, minimal e mai banale.

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Gira intorno all’essenziale e come sempre ne propone ogni sfaccettatura Italo Zucchelli per Calvin Klein Collection. Per la prossima primavera/estate punta tutto su una palette neutra, spezzata solo da qualche sprazzo di colore sulle tshirt manica lunga impalpabili; una passerella che ripropone i capi iconici del brand in denim o in jersey, accostandoli al neoprene e al popeline. Il fit attillato di giacche e pantaloni stride volutamente con i volumi ampi dei parka. Anche per Calvin Klein Collection non si può non affrontare l’estate senza uno zaino in pelle: vero must delle passerelle.

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Chiude i primi due giorni di Milano Moda Uomo Vivienne Westwood: non si può scrivere nulla di diverso rispetto ai fiumi d’inchiostro versati negli anni. Anticonformista, eccesiva, eclettica, sopra le righe: ogni perifrasi sarebbe azzeccata anche stavolta e anche per l’ennesima collezione, questa, che spoglia il maschio e machizza il suo corpo seminudo. Le influenze vagamente etno e i chiari rimandi agli anni Ottanta raccontano la storia di questo brand made in England. Ma siamo sicuri che basti?

Andrea Pesaola

#MilanoModaUomo SS16 – Day 1, la rinascita del suit

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Come sarà l’uomo della prossima primavera/estate? Una domanda piuttosto scomoda che ogni anni a giugno ci poniamo con una certa insistenza.  La curiosità ci attanaglia e allora sbirciamo le passerelle per sedare quest’ansia da defilé.

Non solo Milano, comunque: Moschino porta il suo uomo – un novello Re Sole in salsa Harley Davidson -  a Firenze durante Pitti Uomo, tra ispirazioni seventies e vagamente rock: un mix and match assolutamente kitsch come solo Jeremy Scott riesce a proporre, senza troppa attenzione agli accostamenti. Così, tra una rouche e un maxi pois, un pizzo e un torero in frack, riusciamo a portare a casa anche questo show.

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Sul versante Milano, invece, la proposta è quanto mai variegata ed eterogenea.

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Da Zegna Stefano Pilati porta in passerella una virilità romantica, fatta di colori rigidi e arroccata su una silhouette rigorosa nelle lavorazioni ma rilassata nelle forme. È così che le giacche avvitate scendono sui volumi  morbidi dei pantaloni ampi e la delicatezza della seta sposa, in un armonioso contrasto del tutto riuscito, la spavalderia della pelle. Anche gli accessori strizzano l’occhio al più classico dei guardaroba, completandosi con boots e slippers con le frange che raccontano un uomo che smette di prendersi troppo sul serio.

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L’eleganza altera di Emporio Armani, invece, non tradisce il DNA del brand e porta in passerella una più che riuscita rivisitazione del classico suit. Le camicie con il collo alla coreana vengono indossate sotto giacche insellate, la cui sartorialità incontra le pence applicate agli ampi pantaloni del più classico dei completi. I tessuti sono preziosi e in perfetta sintonia (la georgette dialoga in maniera eccellente con il nylon) e gli accessori spaziano dalle sneakers ai maxi zaini in pelle.

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Di tutt’altro avviso Jil Sander che porta in passerella il suo minimalismo, arricchito stagione dopo stagione di nuovi spunti. La tela spalmata dei parka gioca con il denim patch ma non  interrompe la silhouette compatta e silenziosa dei capi. La palette rafforza ancor di più questa tesi e non si spinge oltre il nero, il grigio e il verde militare. Comun denominatore con gli altri brand, le sneakers preziose e gli zaini comodi.

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Quando da Marni la sartoria incontra lo sportswear, il risultato non è mai scontato.  Una silhouette precisa e dritta che si spira ai primi anni Settanta nei lunghi colli che spuntano dalle giacche e nei bermuda ampi e delicati. Gli spolverini leggeri poggiano sopra i completi eclettici con i dettagli a contrasto. Meno ironici gli accessori che riportano a terra la collezione: porta documenti e sneakers in pelle interrompono il ritmo della passerella. Ma il bello di Marni è anche (e soprattutto) questo.

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Come nella più classica delle tradizioni, Versace propone un uomo tutto suo, sempre coerente con l’immagine (diciamolo pure: un po’ calcata) della griffe. Un gioco di sovrapposizioni  enfatizzate dai volumi ampi e rilassati; lo streetstyle fa capolino dalle bandane e dalle pesanti collane in metallo appese al collo. Il dualismo over/slim  è il fulcro della collezione e si palesa nelle giacche in pelle striminzite e nelle camicie lunghe ben oltre il ginocchio.

Andrea Pesaola