A.I. ARTISANAL INTELLIGENCE – CREATIVE CRIME

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Il Fashion Hub di Altaroma è stato inaugurato da A.I. Artisanal Intelligence, progetto curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de’Navasques, che quest’anno ha raccontato le storie di 100 tra artisti, artigiani e designer che hanno partecipato nelle scorse 10 edizioni, presentandoli come criminali schedati, fotografati e archiviati dopo averli “interrogati”.

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A.I. Creative Crime è stato, infatti, il titolo scelto per la mostra allestita nelle sale del palazzo delle Esposizioni, per fare un fondamentale bilancio sul lavoro fatto, sulla situazione di chi oltre che creare deve essere imprenditore di se stesso. Un lavoro di ricerca importante frutto dell’osservazione di un territorio non solo nazionale. Lo spazio è stato diviso in due, l’archivio antologico con l’allestimento di una selezione dei pezzi più significativi e le schede di tutti i partecipanti nei cinque anni di attività del progetto, e davanti i nuovi designer presentati nell’edizione di quest’anno.

Tra le nuove storie i cappelli scenografici ed ironici di Ilariusss creati da Ilaria Soncini,  l’eleganza, la portabilità e la leggerezza degli abiti di Lieke Pansters, le clutch da uomo ispirate alla cultura pop di Michele Chiocciolini, le camicie di Silvia Bergomi per Naugy, la collezione di gioielli di Luigi Borbone e i tessuti di Pierre-Louis Mascia, illustratore e designer francese.

Martina Briotti

ALTAROMA 2015: A.I. IN-EXISTENT

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Tradizione e innovazione, presente e passato, antica sartorialità e nuovo che avanza. A.I. Artisanal Intelligence indaga la smaterializzazione e la reinvenzione, l’immateriale e l’inconsistente materializzato, cercando nuovi segni con l’aiuto del preesistente e dei fantasmi artisticamente colti del tempo andato.

Così il progetto curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques, in occasione dell’ultima edizione di AltaRoma, ha messo in scena In-Existent, ricongiungendo due luoghi simbolici di Roma, una volta parte dello stesso insediamento e ora divisi per evoluzione urbanistica.

Si tratta di Villa Poniatowski, restaurata nel ‘700 dal Valadier, e di una galleria d’arte contemporanea sorta negli spazi che un tempo erano scuderia della villa stessa. Uno dei tanti scrigni della città eterna che al suo interno conserva bellezze dal sapore antico.

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Ecco allora che arte e moda, ancora una volta, si incrociano e fondono, sancendo un legame che sembra essere indissolubile, così come i giovani designer e i nomi storici che si incontrano e condividono lo stesso spazio.

Due generazioni a confronto: artisti dei giorni nostri e abili artigiani del passato si tengono per mano e percorrono un viaggio guidato dai capi della Sartoria Farani e da quelli della Sartoria Annamode. I costumi bianchi del maestro Capucci per la Norma e le strutture che sorreggono l’abito storico, crinoline o panier, fanno da sfondo e contraltare all’allestimento dei talenti emergenti.

Dai diamanti uniti al carbonio di Dome, alle forme arcaiche e dark di Voodoo Jewels, fino ad arrivare alle geometrie pulite di Design Digest, il nuovo si esprime sotto forma di gioiello. Ma non solo.

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In esposizione le borse in fibra di carbonio con pelle di vitello conciato di Tania Marta Pezzuolo per il brand Monteneri che costruisce forme plastiche futuribili, le geometrie pulite e decise di Bistrusso ispirate ai temi della natura della Sardegna con la sperimentazione del sughero, e il gusto contemporaneo di Sara Valente con i suoi plissé e i rilievi di pelle che generano eleganza e sensualità.

E poi le calze di 77 denari per Sensumlab caratterizzate da una stampa serigrafica artigianale e passate al telaio con disegni ispirati alle geometrie della natura.

Infine, chiudono il cerchio, gli abiti di Florentina Isaac che analizzano l’austerità dell’Unione Sovietica e il decorativismo moldavo, la ricerca grafica della maglieria di Elise Perrotta che gioca su toni e volumi, il tema dell’out of focus e del focus di Maria Cristina Cerulli, che fonde materiali e concetti opposti in cerca di un nuovo equilibrio, la maglieria di Hyun Oh, e MAD.E di Ginevra Odescalchi che, in collaborazione con Elica Sartogo per SO, ha creato una capsule dalle linee pulite con stampe ispirate al guscio delle conchiglie Conus dai toni caldi animalier, e l’ha presentata con le maschere teatrali della costumista Giovanna Buzzi.

Mara Franzese